Il Vangelo tra la gente


 

Vogliamo qui riproporre l'intervista fatta dalla giornalista Alessandra Turrisi a Don Salvatore e pubblicata nel Giornale di Sicilia del 22 gennaio 2001. Prima della sua lettura vorremmo sottolineare come il "Progetto Cattedrale", e quindi tutte le sue iniziative, siano stati concepiti, e vissuti, come strumento per essere Chiesa viva nel territorio, testimone del Cristo incarnato, in cammino verso il Risorto.

Una Chiesa, che Don Salvatore desiderava fosse e si presentasse unita anche nella dimensione territoriale della parrocchia, con la piena sinergia tra tutte le sue componenti comunitarie, capaci di condividere progetti ed iniziative operative nel pieno rispetto dei carismi e delle opportune autonomie.

Da qui la sua idea forte del ruolo  del Parroco, guida, per noi sempre illuminata, e servitore, instancabile, di tutta la comunità.

Senza indulgere nel sentimentalismo, ma per dare testimonianza concreta di come Don Salvatore sia riuscito ad essere per la gente del quartiere "il loro Parroco", vogliamo raccontarvi alcuni episodi:

Una signora del quartiere Capo, la sera del venerdì 19, giorno della morte di Don Salvatore, rimprovera dal balcone una sua vicina perché tiene la radio accesa su un programma musicale, accusandola di insensibilità e così apostrofandola: Astuta sta radio! semu a luttu! 'ni muriu u parracu!.

Un folto gruppo di bambini di una scuola del quartiere rimproverati dalla maestra per non essere venuti a scuola la mattina del sabato hanno detto in coro: "maestra, ci è morto il parroco!"

Gli abitanti della contrada della Guilla ci hanno richiesto di avanzare la proposta al Comune per intitolare a Don Salvatore il Baglio S. Giovanni alla Guilla, luogo di tante iniziative del "Progetto Cattedrale".

 

Dal giornale di Sicilia del 22 gennaio 2001, pagine della CRONACA DI PALERMO

IL VANGELO TRA LA GENTE 

Basta superare il portone di una chiesa e l'ingresso di una sala da barba per scoprire la rinascita del Capo, all'ombra della Cattedrale. Sta sotto un arco antico, dentro un cortile, dove grandi vasi con le piante hanno preso il posto dei sacchi di immondizia.  Il baglio San Giovanni è il simbolo del Capo ritrovato dal suoi stessi abitanti. Lì il parroco del quartiere è di casa. Chi lo incontra gli affibbia una pacca affettuosa sulle spalle, gli offre il caffè e scherza: «E lui il guerriero del Capo»

In realtà don Salvatore Napoleone, parroco della Cattedrale e di San Stanislao al Noviziato, specializzato in Liturgia, ex assistente spirituale del Seminario è solo il primo ad avere creduto nel cambiamento di quell'antico mercato .

Dal pulpito delle sue chiese  e delle feste in piazza ha scelto la denuncia del male intrappolato nei vicoli alle spalle di corso Vittorio Emanuele, senza mai dimenticare la comprensione. «Il dialogo continuo tra chiesa e territorio è il punto di partenza dell'evangelizzazione e della promozione umana. Don Napoleone si accarezza la barba brizzolata e racconta i dieci anni trascorsi tra la gente del Capo: All'inizio l'entrare tra le pieghe e le piaghe della gente non era una cosa frequente. Le persone ci guardavano  con  freddezza, aspettavano di vedere come ci saremmo comportati».

La svolta arriva col Progetto Cattedrale, che oggi coinvolge una ventina di volontari, tre parrocchie del quartiere, le associazioni di volontariato presenti sul territorio. "Attraverso le attività, i balli in piazza, i giochi nei vicoli, l'organizzazione nel Natale e del Carnevale al Capo - aggiunge don Salvatore - si è stabilito un rapporto che è diventato qualcosa di più. Anche le tradizionali Confraternite, tantissime nella zona, sono entrate a far parte della comunità, sposando scopi sociali durante l'organizzazione delle feste dei santi, orientando  la propria vocazione al culto anche attraverso la carità e il volontariato".

Al Capo le impalcature crescono, le facciate sbiancano, le chiese si aprono, ma gli spacciatori continuano a: fare capolino dalle finestre socchiuse, la promiscuità continua a svilupparsi nelle case-catapecchie, il lavoro nero pullula, in parallelo alla disoccupazione. Il degrado nel cuore del mercato resta. «Ma il rispetto per  i bambini almeno c'è», risponde, -  don Salvatore a chi accenna una domanda provocatoria. Per i minori la parrocchia, il Centro Odigitria dell' Opera pia Cardinale Ruffini, l'Associazione Serafina Faroffi è I'Arci hanno avviato numerose attività ricreative. Toglierli dalla strada è la parola d'ordine. «Per una quindicina di bambini in situazione di maggiore difficoltà socio-ambientale la Parrocchia ha dato vita, nell'ambito del Progetto Cattedrale,  al "Gioca Bimbi", con cui abbiamo cercato di creare un ambiente familiare per chi ha problemi di inserimento. Nelle locali di piazza Vittoria, tra la Cappella della Soledad e la Questura, trascorrono in tranquillità la loro giornata, giocando, studiando, guardando la Tv.

Un modo per strappare manovalanza alla malavita, alla potente cosca di porta Nuova. Don Salvatore Napoleone non vive blindato, non ha guardie del corpo e non ha mal ricevuto minacce. il suo lavoro silenzioso ha saputo cambiare le cose, ma non sono state tutte rose e fiori. 

I problemi di ottomila parrocchiani sono tanti. C'è chi bussa per un po' di spesa e chi con una mazzetta di bollette da pagare, chi non ha l'acqua in casa e chi ha il marito in carcere. «Per tutte queste esigenze alle quali dobbiamo far fronte annuncia don Salvatore - costituiremo un centro d'ascolto interparrocchiale, in contatto con la Caritas diocesana, che faccia da centro di smistamento delle richieste d'aiuto. Perché la parrocchia della Cattedrale non è solo punto di riferimento del Capo, ma dell'intera città. A noi si rivolge gente di tutti i quartieri». E poi sussurra un sogno: «Il Progetto Cattedrale ormai è avviato. Con l'associazione "Caput Seralcadi" abbiamo anche attivato un sito internet con informazioni riguardanti il turismo, le attività di promozione umana, i percorsi storico-culturali nel quartiere (www. cattedrale.palermo.it). Adesso vogliamo fare un passo avanti. Vorremmo che il Centro di Accoglienza Turistica, attualmente in regime di volontariato, si trasformi in impresa, nella quale alcuni giovani possano trovare il loro sbocco professionale. Vorremmo essere promotori di nuove attività imprenditoriali nel campo dell'artigianato, del turismo, del sociale».

ALESSANDRA TURRISI