{"id":9231,"date":"2023-06-25T23:07:49","date_gmt":"2023-06-25T21:07:49","guid":{"rendered":"https:\/\/cattedrale.palermo.it\/santarosalia\/?page_id=9231"},"modified":"2023-06-25T23:08:07","modified_gmt":"2023-06-25T21:08:07","slug":"393-festino-2017-discorso-per-lincontro-con-i-rappresentanti-delle-religioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/cattedrale.palermo.it\/santarosalia\/393-festino-2017-discorso-per-lincontro-con-i-rappresentanti-delle-religioni\/","title":{"rendered":"393\u00b0 Festino &#8211; 2017, DISCORSO PER L\u2019INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLE RELIGIONI"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-9231\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-9231-0\"  class=\"panel-grid panel-has-style\" ><div class=\"panel-row-style panel-row-style-for-9231-0\" ><div id=\"pgc-9231-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-9231-0-0-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"0\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-9231-0-0-0\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base\"\n\t\t\t\n\t\t>\n<div class=\"siteorigin-widget-tinymce textwidget\">\n\t<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ffffff;\"><strong>DISCORSO PER L\u2019INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLE RELIGIONI<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">Palazzo Arcivescovile - Salone Filangieri<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">14 luglio 2017<\/span><\/h4>\n<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-9231-1\"  class=\"panel-grid panel-has-style\" ><div class=\"panel-row-style panel-row-style-for-9231-1\" ><div id=\"pgc-9231-1-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-9231-1-0-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"1\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base\"\n\t\t\t\n\t\t>\n<div class=\"siteorigin-widget-tinymce textwidget\">\n\t<p>Care Sorelle, Cari Fratelli,<\/p>\n<p>\u00e8 un grande onore per me accogliervi qui stamattina, ancora una volta. Avverto in questo nostro appuntamento, ormai, un senso di nascente consuetudine, di prossimit\u00e0 familiare.<\/p>\n<p>Non un evento eccezionale, il nostro, ma bens\u00ec un ritrovarsi che ha il profilo di ci\u00f2 che \u00e8 normale, che \u00e8 nell\u2019ordine delle cose, che ha i contorni del quotidiano. Dico \u00abquotidiano\u00bb non a caso, perch\u00e9 vogliamo tutti sottrarre il nostro incontro ai paludamenti della retorica. Il riferimento al \u201cquotidiano\u201d sta ad indicare che intendiamo incontrarci per quel che siamo davvero, nella nostra esistenza comune, l\u00ec dove, nel flusso dei giorni, veniamo messi alla prova e riveliamo noi stessi nella verit\u00e0.<\/p>\n<p>E se il tempo \u00e8 il quotidiano, lo spazio \u00e8 la casa. I giorni conoscono i picchi dei grandi luoghi, delle piazze e dei palazzi, ma la loro consistenza ultima \u00e8 domestica. Viviamo il quotidiano nello spazio di una casa, che ci consente l\u2019immediatezza, che ci invita alla nudit\u00e0. La casa ci precede, perch\u00e9 la casa non \u00e8 un possesso ma un dono. Riceviamo la casa quando nasciamo, ce la troviamo prima di ogni scelta. La casa non \u00e8 una propriet\u00e0 ma un bene per sua natura da condividere. In una casa si entra quando si \u00e8 stanchi; ad una casa ci si rivolge quando ci si trova nel dolore, nella prova; in casa si fa festa, nei momenti di gioia, nelle ricorrenze (e tutti sappiamo bene quale sapore diverso, quale gusto inimitabile abbia la festa fatta in casa); ci vuole sempre una casa per morire con dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma non solo. Per quel che mi riguarda, essere il vescovo di Palermo - della Chiesa di S. Rosalia e del Beato Giuseppe Puglisi - vuol dire prima di ogni cosa essere un discepolo di Ges\u00f9 di Nazareth, credere in colui che ci ha mostrato il volto accogliente di Dio, il suo essere pura apertura all\u2019altro, senza discriminazioni e senza barriere; un Dio, quello che si \u00e8 rivelato in Ges\u00f9, che non teme la distanza, non ha paura nemmeno del peccato o del rifiuto, poich\u00e9 non pu\u00f2 non accogliere, non pu\u00f2 cio\u00e8 rinnegare se stesso. Ai cristiani non \u00e8 dato di avere una casa come un tesoro geloso. La casa dei cristiani deve essere la casa di tutti. Voi siete padroni di casa e ospiti con me, in questo spazio che mi \u00e8 stato donato. Vi giunga il mio abbraccio affettuoso.<\/p>\n<p>S\u00ec, un abbraccio qui, oggi, in un tempo come il nostro, in cui molti vorrebbero fare delle religioni un vessillo identitario, separando le donne e gli uomini in base alla loro fede, al loro credo. C\u2019\u00e8 una tensione fortissima e diffusa a trasformare l\u2019esperienza religiosa in un modo per distinguersi e per contraddirsi a vicenda. Come se la religione potesse essere la bandiera che un popolo sventola contro un altro popolo, il segno di una diversit\u00e0 irrimediabile. Certo, nessuno di noi vuole negare e nessuno si scandalizza della valenza culturale del fatto religioso, che entra nelle pieghe di una comunit\u00e0 e arriva a plasmare la vita familiare, sociale, gli usi e i costumi di civilt\u00e0 variegate. Noi non abbiamo paura di essere diversi. Noi temiamo e contrastiamo con forza tutti coloro che vogliono rendere la diversit\u00e0 un ostacolo insormontabile all\u2019incontro.<\/p>\n<p>Care Sorelle, Cari Fratelli, questa \u00e8 una forma di miopia grandissima. Perch\u00e9 la bellezza di ogni incontro consiste proprio nella diversit\u00e0 dell\u2019altro: io mi nutro della tua presenza in quanto essa mi d\u00e0 e mi comunica qualcosa che io non ho e non sono. Il contatto \u00e8 un\u2019avventura esaltante quando rappresenta la scoperta e il confronto con il diverso da me. La differenza arricchisce, l\u2019omologazione e la chiusura impoveriscono, inaridiscono e uccidono.<\/p>\n<p>Permettetemi per questo stamattina di gridare insieme a voi che i progetti di divisione sono il frutto di una mentalit\u00e0 bacata e distorta \u2013 noi la chiamiamo \u2018tentazione demoniaca\u2019 \u2013, che pensa di poter usare la religione come uno strumento di forza e di morte. Sappiano questi Signori della Divisione \u2013 si trovino dentro o fuori dalle Chiese, dentro o fuori dalle Moschee, dentro o fuori dalle Sinagoghe, dentro o fuori da ogni luogo di culto \u2013 che essere religiosi significa mettere la propria vita nelle mani di un Altro, comunque lo si voglia concepire: una persona, una parola, un oltre; e che dunque essere religiosi vuol dire sentirsi poveri, bisognosi, aperti e non chiusi, umili e non tronfi e orgogliosi come dei Narcisi! Vuol dire essere <em>com-pagni<\/em> (<em>cum<\/em>,\u00a0\u201cinsieme con\u201d e\u00a0<em>panis<\/em>,\u00a0\u201cpane\u201d: \u00abcolui che mangia il pane con un altro\u00bb) e non individui isolati. Sappiano tutti costoro \u2013 e noi ce lo ripetiamo quest\u2019oggi \u2013 che essere religiosi significa essere amici della vita, perch\u00e9 la religione, quando non viene distorta e dunque tradita, \u00e8, in modi e con linguaggi diversi, un inno alla bellezza del mondo, una tensione verso un compimento, l\u2019espressione di un desiderio di pienezza. Non si possono alzare muri in nome della religione! Con la religione non si possono fare guerre! Nessuno pu\u00f2 essere ucciso in nome di Dio e nessuno pu\u00f2 pensare di uccidere facendosi scudo di un Credo, perch\u00e9 la fede deve essere sorgente della pace sotto ogni cielo!<\/p>\n<p>Ecco il motivo per cui oggi noi siamo qui, a condividere questo momento. Per dire s\u00ec all\u2019altro, per dirci di s\u00ec l\u2019un l\u2019altro, per levare un canto all\u2019umanit\u00e0 e alla vita. Ma non pu\u00f2 trattarsi di un principio astratto. Se leviamo il canto \u2013 come abbiamo fatto all\u2019inizio \u2013, siamo chiamati al contempo a levare la nostra voce in difesa di tutti coloro a cui il canto \u00e8 sottratto, per i quali la bellezza \u00e8 distrutta, e la cui vita \u00e8 sfregiata. E non \u00e8 un caso che sia Palermo ad ospitarci quest\u2019oggi. Palermo \u00e8 infatti l\u2019opposto di ogni muro, la sua assoluta negazione. Palermo \u00e8 un porto a cui si pu\u00f2 approdare. La Palermo di Rosalia, liberata dalla peste dell\u2019insensibilit\u00e0 e della paura. I tanti fratelli che dal Sud del mondo affrontano pericoli inenarrabili per giungere sulle coste della Sicilia rappresentano per noi oggi l\u2019appello all\u2019accoglienza della diversit\u00e0 che abbiamo appena evocato. E Palermo \u00e8 il segno vivente dell\u2019ascolto di questo appello, perch\u00e9 Palermo non si risparmia e non si \u00e8 risparmiata, facendo diventare cittadini, prima di ogni <em>ius soli<\/em>, tutte le donne e gli uomini che hanno messo il piede sulla nostra terra.<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 a una svolta: se continuer\u00e0 a restare inerte di fronte al dramma dell'immigrazione nel Mediterraneo, o, peggio ancora, a pensare a difendersi, a credere che quella dei migranti sia un\u2019emergenza di passaggio, a dire in maniera sibillina ed egoista che \u2018bisogna aiutarli a casa loro\u2019 o a provare a distinguere tra \u2018migranti economici\u2019 e \u2018rifugiati politici\u2019, allora l\u2019Europa affretter\u00e0 il tempo della propria distruzione. Perch\u00e9 la diversit\u00e0 \u00e8 la sua stessa ragion d\u2019essere, e venuta meno questa, dell\u2019Europa non rimarr\u00e0 nemmeno una (gi\u00e0 inesistente) espressione geografica.<\/p>\n<p>Ma soprattutto a noi interessa stamattina che non si usi la religione come scudo di questa corsa alla chiusura e alla durezza, all\u2019insensibilit\u00e0 al grido dei poveri, che non si dica che bisogna difendere l\u2019identit\u00e0 religiosa culturale e religiosa dell\u2019Europa o dell\u2019Italia, come se la religione fosse un marchio o una cosa. Chi pensa l\u2019identit\u00e0 cos\u00ec lo fa per ignoranza o per malizia, non capendo che essere europei significa essere donne e uomini degni e liberi, e che le religioni sono la via dell\u2019apertura, il motivo simbolico dell\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>Il nostro dialogo di oggi \u00e8 la testimonianza viva che le religioni ci fanno fratelli, e da l\u00ec dobbiamo ripartire per comprendere il senso attuale del nostro essere al mondo, tra gli uomini, nell\u2019umilt\u00e0 e nel servizio. Sono convinto che ognuno di voi \u00e8 qui perch\u00e9 vive cos\u00ec la sua appartenenza religiosa, non come chiusura ma come apertura. Sono convinto che cammineremo ancora insieme per fare di Palermo una citt\u00e0 dove la convivenza pacifica sar\u00e0 il culto comune che, seppur con linguaggi diversi, renderemo a Dio; il vero contributo che daremo alla meravigliosa citt\u00e0 di S. Rosalia, alla sua crescita, alla sua cultura, alla sua economia, alla sua arte, ai suoi variegati e inediti colori, odori, sapori.<\/p>\n<p>Un grande, fraterno e affettuoso abbraccio a tutti.<\/p>\n<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DISCORSO PER L\u2019INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLE RELIGIONI Palazzo Arcivescovile &#8211; Salone Filangieri 14 luglio 2017 Care Sorelle, Cari Fratelli, \u00e8 un grande onore per me accogliervi qui stamattina, ancora una volta. Avverto in questo nostro appuntamento, ormai, un senso di nascente consuetudine, di prossimit\u00e0 familiare. 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