Le arti decorative, che prima venivano chiamate minori, hanno avuto ruolo e funzione "caratterizzante" nella produzione artistica siciliana fin dal tempo dei Normanni che anche in questa forma d'arte realizzarono il sincretismo culturale da loro operato tra gli stilemi dell'arte araba, bizantina e latina d'occidente. Scrive Maria Concetta di Natale: "emerge già nelle opere di età normanna e della prima età sveva quel gusto per i giochi chiaroscurali di luce e per l'accesa policromia che caratterizzerà sempre tutte le opere d'arte decorativa della solare terra di Sicilia". Gli artisti siciliani si arricchirono degli influssi dell'arte decorativa ispano-catalana gotica - tardo gotica e di artisti del continente italiano soprattutto senesi e pisani. Una particolare impronta alla produzione artistica fu data dal Barocco che come scrive la Di Natale "connota l'isola di una ricchezza raffinata pur nella sovrabbondanza dell'ornato, tuttavia mai eccessivo".
Molto vasta è la produzione di arte decorativa ispirata a S. Rosalia in metalli, pietre preziose e tessuti, dando così un più che significativo contributo alla documentazione ed alla promozione del culto della Santa. In questa pagina ci limiteremo solamente alle opere di argenteria dando notizia delle due urne a reliquiario realizzate per contenere e portare in processione il corpo di S. Rosalia ed ad alcuni esempi di reliquari che sono molto diffusi in tutta la Sicilia.

L'urna a reliquiario del 1624 nella Cattedrale di Palermo

La prima urna a reliquiario utilizzata per portare per le vie della città le reliquie di Santa Rosalia, rinvenute nel Monte Pellegrino il 15 luglio del 1624 e dichiarate nel febbraio del 1625 da Nobiltà e Senato Palermitano, convocati dal Cardinale Giannettino Doria, essere "le vere ossa della loro santa Cittadina", fu commissionata dal Senato Palermitano il 3 marzo del 1625. La base in legno è opera dei maestri intagliatori Desiderio Pillitteri e Giovanni Di Pietro. L'urna fu realizzata in "argenti et cristalli" ed è opera del maestro argentiere Francesco Lisco. L'urna è sormontata da una statuetta di Santa Rosalia che oltre alle rose di cui è coronata porta in mano il giglio simbolo di purezza e parte del suo nome: Rosa-lilium

L'urna a reliquiario del 1631 nella Cattedrale di Palermo

Essendo volontà del Senato Palermitano di "dimostrare maggiormente l'affetto e la reverenza" alla nuova Santa Patrona della Città decretò la costruzione di una nuova arca per contenere e portare in processione le sue sacre reliquie. La nuova arca, urna a reliquiario, fu costruita nel 1631, su disegno dell'Architetto del Senato, Mariano Smeriglio, dai maestri argentieri Giuseppe Oliveri, Francesco Rivelo, Giancola Viviano e Matteo Lo Castro con la collaborazione di Michele Farruggia e Francesco Roccuzzo. Un ruolo importante nella composizione dell'arca molto probabilmente lo ebbe il gesuita Giordano Cascini, autore, su incarico del Senato, della storia ufficiale di Santa Rosalia: "De vita et inventione S. Rosaliae", la cui prima edizione, firmata dal Cardinale Giannettino Doria è stata posta all'interno dell'arca insieme al corpo di S. Rosalia. L'opera è strutturata in tre parti sovrapposte. La prima contiene la pedana rettangolare finemente decorata ai bordi in argento sbalzato. Su di essa poggia il fusto con agli angoli quattro putti alati che con una mano reggono l'urna e con l'altra uno scudo in cui campeggia la rosa simbolo di Santa Rosalia, già nel nome rosa-lia (lilium). Nel lato lungo tra gli angeli vi è l'aquila simbolo del Senato Palermitano.

Al centro è l'urna che contiene le reliquie della Santa. Di forma longitudinale come la base è decorata con quattro scene a rilievo, di ispirazione gaginesca, che si riferiscono alla vita della Santa. La prima descrive la "vocazione di S. Rosalia": la santa riceve il mandato da Gesù Bambino sostenuto da Maria. Nella seconda S. Rosalia è raffigurata all'interno della grotta della Quisquina mentre scolpisce sulla pietra la memoria del sua permanenza nel posto. La terza scena raffigura Santa Rosalia nell'atto di ricevere i fiori. Nella quarta scena S. Rosalia riceve la corona da Gesù Bambino sostenuto da Maria.

Il terzo livello dell'arca è dato dal coperchio che porta ai lati sei formelle (due per ogni lato lungo ed una per ogni lato corto) in cui è raffigurata la vita della Santa dal momento in cui gli angeli la invitano ad abbandonare la Quisquina per recarsi sul Monte Pellegrino fino alla sua morte terrena. In queste formelle sono posti in particolare evidenza i segni: bastone, conchiglia, catene che rimandano alla scelta di eremita e penitente di Santa Rosalia, la corona del Rosario a testimoniare il suo legame con la Madre di Gesù. L'arca o la "vara" come la chiamano i palermitani si conclude con la statua di S. Rosalia raffigurata con gli abiti di monaca basiliana quale il Cascini scrive dovette essere, coronata di rose, con in mano la Croce e nell'atto di schiacciare un drago simbolo del male e/o della peste.

Reliquiari

da sinistra a destra

  • Reliquiario di S. Rosalia di Domenico La Villa, del 1802, con grani di rosario in argento sbalzato, cesellato, fuso ed inciso - Tesoro della Cattedrale di Palermo
  • Reliquiario floreale con dente di Santa Rosalia di argentiere palermitano, 1686 – 1687, in argento sblazato, cesellato, fuso ed inciso con pietre policrome e perle - Tesoro della Cattedrale di Palermo
  • Reliquiario di Santa Rosalia di Didaco Guttadauro, XVIII sec., in argento sbalzato e cesellato - Tesoro della Cattedrale di Palermo
  • Reliquiario a statua di Santa Rosalia di argentiere palermitano del 1724 -1725 in argento sbalzato e cesellato - Tesoro della Cattedrale di Palermo