
L'indice della pagina:
il programma religioso del giorno 6 luglio
il programma religioso del giorno 7 luglio
il programma religioso del giorno 8 luglio
il programma religioso del giorno 9 luglio
il programma religioso del giorno 10 luglio
il programma religioso del giorno 11 luglio
il programma religioso del giorno 12 luglio
il programma religioso del giorno 13 luglio
il programma religioso del giorno 14 luglio
il programma religioso del giorno 15 luglio
il programma del Comune di Palermo per il "GRANDE CORTEO" della sera del 14 lugli
Messaggio Arcivescovo di Palermo, S.E. Mons. Corrado Lorefice
Pensare in maniera nuova la convivenza umana nella nostra città

Prendo le mosse da un passaggio del Discorso all’ONU che Paolo VI fece il 4 ottobre 1965: «È venuto il momento della “metanoia”, della trasformazione personale, del rinnovamento interiore. Dobbiamo abituarci a pensare in maniera nuova l’uomo; in maniera nuova la convivenza dell’umanità, in maniera nuova le vie della storia e i destini del mondo, secondo le parole di S. Paolo: “Rivestire l’uomo nuovo, creato a immagine di Dio nella giustizia e santità della verità” (Eph. 4, 23). È l’ora in cui si impone una sosta, un momento di raccoglimento, di ripensamento, quasi di preghiera: ripensare, cioè, alla nostra comune origine, alla nostra storia, al nostro destino comune. Mai come oggi, in un’epoca di tanto progresso umano, si è reso necessario l’appello alla coscienza morale dell’uomo!».
Rosalia è una donna nuova, inedita rispetto al suo contesto, familiare, culturale, cittadino. Originale. Attuale. Donna che è stata capace di rientrare in sé stessa. Donna «della “metanoia”, della trasformazione personale, del rinnovamento interiore».
Donna che contribuisce a liberare e a umanizzare la Città. La bellezza interiore genera bellezza civica. Valorizza ed esalta la bellezza storica, artistica, culturale, umana della città che si abita. Genera un senso comunitario della vita, era risposta alla solitudine e all’individualismo, all’incuria e all’indifferenza, alla sopraffazione e alla violenza. La bellezza interiore apre vie di pace e di riconciliazione, processi di condivisione e di liberazione. Suscita corresponsabilità verso i più deboli.
Questo nostro 402° Festino è un Festino per la città. Si prefigge di veicolare un messaggio umanamente e culturalmente fecondo alla città. E, dunque, anche proficuo spiritualmente. Capace di nutrire tutto l’essere umano, nella sua inscindibile unità di spirito e corpo. Nel suo essere “spirito incarnato”. Lo possiamo e lo dobbiamo dire: mira a raggiungere la coscienza morale. Il titolo scelto è meravigliosamente suggestivo e lungimirante: «Dal dramma nasce il rito, dal rito la comunità».
Il rito presuppone la memoria. Memoria di un evento salvifico, di liberazione che continua i suoi effetti nell’oggi dei vissuti feriali, con i loro travagli e le loro contraddizioni. Per noi palermitani si tratta di ri-cor-dare l’evento salvifico della liberazione dalla peste del 1624 in virtù del corpo di Rosalia, donna di rara bellezza interiore oltre che esteriore. Corpo che vuole continuare ad emanare bellezza, amore, energia trasfigurante e liberante. Riversare questa bellezza in ciascuno di noi. Nella Città. In chi vi sopraggiunge in questi giorni. Ospitare non è solo un aprire le porte. È condividere ciò che si è e ciò che si ha. È arte! Noi dobbiamo avere coscienza del potenziale di bellezza della nostra Città, ma per non depauperare tanta ricchezza dobbiamo apprendere l’arte della cura sapiente e lungimirante. Questa è la vocazione della nostra Città. Se non vi con-rispondiamo la affossiamo. Anche economicamente. Culturalmente. Umanamente!
Un Festino che non aliena ma che chiede un impegno gioioso per il destino comune della nostra amata e ancora martoriata città. A noi palermitani e a quanti verranno come ospiti in questi giorni del Festino, Rosalia offre un tempo e uno spazio quasi di preghiera per un gioioso e proficuo ripensamento: «ripensare, cioè, alla nostra comune origine, alla nostra storia, al nostro destino comune».
Ci chiede di essere Costruttori di Città fraterne, pacifiche, accoglienti, inclusive, umane, belle. Dove non prevalga la globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza. Città libere dalle strutture perverse di peccato, di ingiustizie, di violenza, di connivenze con ogni forma di male, di sopraffazione e di potere. Da ogni stupido dannoso potere mafioso.
Ci chiede di essere artigiani di un mondo che ritorni ad essere “Casa fraterna” e “Giardino fecondo” di relazioni di cura e di pace.
LUNEDI' 6 LUGLIO
ore 07.30 e 18.00
S. Messa
ore 21,00
Concerto: Ensemble di Ottoni del Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo.

Particolare è il legame che unisce Santa Rosalia, “la Santuzza”, ai giovani palermitani, per i quali è un esempio di ribellione a quelle convenzioni sociali che spesso fondate sull’avere e sull’apparire ostacolano il cammino di una crescita sociale e soprattutto spirituale del proprio essere. Con l'esecuzione del concerto gli Allievi e i Maestri del Conservatorio A. Scarlatti di Palermo non solo hanno allietato ed entusiasmato gli spettatori con l’esecuzione di un repertorio di musiche che ha spaziato tra il classico ed il contemporaneo ,ma hanno anche dato esempio di un impegno concreto e fattivo, non solo alla costruzione di un percorso professionale, ma anche a comunicare “bellezza” ed armonia, in un tempo in cui le cronache ci raccontano di tanti giovani che cedono alle tentazioni della violenza, considerata “sempre più un valore”, e “che “abbandonati e delusi da noi adulti, in fuga da una realtà inospitale” ed attratti da falsi modelli di vita, diventano facile preda” di organizzazioni malavitose tra cui la mafia. L’armonia che l’orchestra dei giovani, diretta dal Maestro Francesco Tolentino, è riuscita a comunicare, ha concluso Don Luciano Fricano, parroco della Cattedrale, nel suo intervento di saluto e ringraziamento, è senz’altro assimilabile all’armonia nella Chiesa dove la Comunità dei fedeli nella ricchezza dei diversi carismi e sensibilità riesce a creare perfetta relazione armonica tra gli aspetti umani e quelli divini attraverso l’azione dello Spirito Santo e da qui il coraggio di dare testimonianza del Cristo Risorto
Il Video
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MARTEDI' 7 LUGLIO
ore 07.30 e 18.00
S. Messa
ore 16,30
“Sui passi della Santuzza”: itinerario storico, artistico e spirituale inedito nei luoghi reali in cui la giovane nobile ha vissuto la sua intima rivoluzione. Percorso di quattro tappe con narrazioni e canti dei Trionfi della “Santuzza”.
La Fondazione Federico II, in collaborazione con la Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo (Cappella Palatina) e la Parrocchia Maria SS. Assunta (Cattedrale di Palermo), ha proposto, nei giorni 7 ed 8 luglio in occasione del 402° Festino un itinerario storico, artistico e spirituale, un viaggio nei luoghi reali in cui la giovane nobile normanna, nel XII secolo, scelse di rifiutare gli sfarzi della corte per abbracciare una fede radicale, intima e rivoluzionaria.
Quattro le tappe dell’itinerario: il Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, la Cattedrale, la Chiesa del SS. Salvatore e l’Oratorio di S. Caterina all’Olivella.
L'itinerario è stato realizzato sotto la supervisione scientifica di Giovan Battista Scaduto (Fondazione Federico II) e Maurizio Vitella (Università degli Studi di Palermo).
I luoghi sono stati illustrati da Girolamo Gabriele Guadagna, Giovan Battista Scaduto e Maurizio Vitella, con l'animazione spirituale di Don Saverio Civilleri (Parroco della Cappella Palatina) e Don Luciano Fricano (Parroco della Cattedrale).
Ha fatto da colonna Sonora Tradizionale durante le visite, l'associazione culturale “A Nurrizza” (con le voci e i suoni di Francesca Picciurro, Marzia Cillari e Katia Raineri) eseguirà i suggestivi canti legati alla tradizione dei Trionfi della Santuzza.
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ore 21,00
Adorazione Eucaristica sul sagrato della Cattedrale animata dal Seminario Arcivescovile di Palermo insieme alle Parrocchie della Zona Pastorale

Sollecitati dalle riflessioni proposte dal nostro Seminario Arcivescovile, ci si è posti in ascolto della testimonianza di Rosalia, una ragazza che ai suoi tempi aveva tutto quello che la società considerava il “massimo”: ricchezza, bellezza, successo, una carriera nobiliare assicurata. Eppure ha intuito che sotto lo sfarzo c’era il vuoto. Ha capito che la vita è una risposta d’amore radicale, o si riduce a una messinscena per piacere agli altri.
Davanti all’Ostia Bianca, esposta all’adorazione dei fedeli sotto il portico meridionale della Cattedrale, facendo silenzio “attivo”, ognuno ha cercato la propria verità per trovare senso e pace nel Signore, che da gioia, ripromettendosi di stare insieme a Lui e mai lasciarlo.
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MERCOLEDI' 8 LUGLIO
ore 07.30
S. Messa
ore 09,30
“La via di Rosalia”: passeggiata guidata dagli ospiti della “Caritas” tra le Edicole Votive di Santa Rosalia promossa da Caritas Diocesana di Palermo e da Cooperativa Sociale La Panormitana
Un itinerario tra fede, memoria e inclusione, L’iniziativa nasce dall’esperienza del Centro San Carlo e Santa Rosalia, luogo di accoglienza e di prossimità, e si fonda sulla convinzione che ogni persona sia portatrice non solo di bisogni, ma anche di risorse, talenti e capacità da condividere con la comunità. Dal 8 al 12 luglio, i partecipanti sono sta accompagnati dagli ospiti del Centro San Carlo e Santa Rosalia in un itinerario che attraversa alcuni dei luoghi più significativi della devozione
ore 11,00
Presentazione del 402° Festino nel Salone Lavitrano del Palazzo Arcivescovile
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ore 16,30
Sui passi della Santuzza”: itinerario storico, artistico e spirituale inedito nei luoghi reali in cui la giovane nobile ha vissuto la sua intima rivoluzione. Percorso di quattro tappe con narrazioni e canti dei Trionfi della “Santuzza”. È possibile prenotarsi attraverso il Sito della Fondazione Federico II.
ore 18,00
S. Messa celebrata presso la Chiesa di sant’Agostino via F. Raimondo. A seguire omaggio alla prima edicola votiva dedicata alla “Santuzza” a Piazza Monte di Pietà.
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GIOVEDI' 9 LUGLIO
ore 07.30
S. Messa
ore 17,00
Offerta della cera alla “Santuzza” con la partecipazione del Sindaco, delle Confraternite e dei fedeli. Percorso: piazza Pretoria, piazza Villena, Corso Vittorio Emanuele. Segue l’apertura della Cappella Senatoriale, uscita dell’Urna argentea della Santa Patrona e dono della lampada votiva dal primo cittadino.
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ore 18,00
S. Messa animata dal coro S. Sebastiano della Polizia Municipale (togliere virgola) diretto dal M° Serafina Sandovalli.
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ore 21,00
S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, accoglie nella Chiesa Cattedrale i rappresentanti delle religioni con un Concerto di Fraternità.
Il testo del messaggio dell'Arcivescovo
Care Amiche, Cari Amici,
buonasera e benvenuti nella casa della pace che costruiamo assieme. Vi abbraccio con affetto e vi stringo idealmente a me in questo momento per noi così usuale, così intimamente significativo. Come ogni anno siamo qui, stasera, a risentire il nostro legame, a rinnovare i gesti della fratellanza, a condividere la reciproca comunione.
L’occasione che ci viene offerta oggi è però speciale, perché ci incontriamo attorno alla musica, al linguaggio più universale e più arcaico che rigenera quel sentirsi assieme in una traità che è prima, al di là e oltre le parole. È un frammento che come germe anticipa e preme per diventare l’albero del riconoscimento dell’altro e della condivisione.
La musica ci riporta infatti al grembo materno e rinnova l’esperienza di un toccarsi reciprocamente i cuori prima di essere separati dai pensieri. La musica compie il miracolo racchiuso nelle splendide parole: «cor ad cor loquitur (il cuore parla al cuore)». La musica è, infatti, un linguaggio che non vuole traduttori ma solo cuori che si sintonizzano al ritmo che regge l’universo e battono il tempo del cosmo intero. Per alcuni antichi filosofi, le sfere celesti erano come strumenti musicali. Il loro movimento produceva armonia e il loro linguaggio musicale era lo stesso di quello degli angeli e di tutti gli esseri viventi.
Siamo insieme come un’orchestra o un coro che da un confine all’altro della terra, con i suoi gesti, le sue parole, i suoi incontri, ma anche i suoi respiri, i suoi gemiti, i suoi aneliti, le sue grida di gioia o di dolore, suona e canta la sinfonia del mondo e, segretamente, si corrisponde e si accompagna. La musica stasera ci raccoglie come esecutori di una melodia reale e sconosciuta, di cui ognuno di noi, ogni vivente – e per primi gli uccelli del cielo, come sapeva bene Francesco d’Assisi – conosce e suona solo poche note. Le poche note di uno spartito che ci supera e ci abbraccia.
La musica è bellezza, ma sa esprimere anche il dolore della mancanza di corrispondenza e di armonia, quando il creato viene ferito e gli uomini diventano nemici. Quando trasformano gli archetti, i plettri e i fiati in armi e fucili, mitra e coltelli. Il canto di gioia in grido di guerra. È questo dramma che stasera ci raccoglie in casa fraterna per dare voce ad un concerto di fraternità e di pace grazie ai canti del Coro della Cappella dell’University College di Durham. Sono canti della liturgia anglicana. Con questi canti vogliamo dare voce al coro dell’umanità intera e in particolare a quelle donne e quegli uomini che, dall’abisso della loro sofferenza, innalzano verso il cielo il canto della liberazione, l’urlo della speranza, l’attesa della pace, l’invocazione che penetra i Cieli. Stasera in questa Casa che ci accoglie e dove tutti siamo riconosciuti e amati, a partire dalla differenza delle nostre provenienze di fede e di culto, si innalza all’unisono un canto di vicinanza, di amicizia, di sostegno e di aiuto ai derelitti e ai disperati prostrati dalla sopraffazione della violenza e dalla devastazione mortifera della guerra.
Stasera noi ascoltiamo e siamo partecipi del grido di tutti gli oppressi della terra. Perché sappiamo bene, care Amiche, cari Amici, che il nostro mondo si sta trasformando in una «terra deserta, in una landa di ululati solitari» (Dt 32,10), in uno spazio, cioè, in cui miliardi di persone sono ridotte alla schiavitù e votate all’annientamento. L’umanità degli oppressi ha molti volti. Quello dei migranti sfruttati, violati, annegati; quello dei popoli del Nord Kivu e dei bambini costretti a lavorare senza sosta, nelle miniere d’oro e nei giacimenti di minerali rari, dall’avidità senza scrupoli dell’Occidente opulento, dalla nostra avidità; il volto dei bambini e degli anziani, delle donne e degli ammalati schiacciati in tanti Paesi da progetti criminali di invasione, distruzione e di privazione della dignità, nati dalla perversa mente di narcisisti deliranti; il volto dei poveri e dei senza tetto di ogni metropoli del mondo. Ha il volto di tanti nostri giovani di Palermo, avvelenati da un’aria putrida, ammorbata dal mito dell’aggressione, dalla droga, dalla cultura del sopruso, dalla logica mafiosa. Ha il volto di tutte le vittime della violenza, di tutti i senza voce, i senza diritti, di tutti gli scarti della storia.
A questa voce, a questo grido, a questo lamento noi ci uniamo stasera. Senza nasconderci una realtà chiara, innegabile: ci sono poteri e culture che questa schiavitù mondiale la sostengono e la incentivano. Ci sono donne e uomini ai vertici delle nazioni che pensano alla guerra, all’aggressione del debole, al diritto spietato del più forte come l’unica via dell’umanità – o meglio della disumanità – futura. Amiche e Amici, di fronte a tutto questo noi non possiamo restare in silenzio. Perché noi conosciamo i nomi e i cognomi di quanti a Palermo, in Sicilia, in Italia, nell’area del Mediterraneo, in Europa, negli Stati Uniti e nel mondo intero vogliono perseguire la strada della violenza e della sopraffazione. E perciò non possiamo e non dobbiamo restare in silenzio.
E non possiamo derogare alla nostra vocazione. Noi siamo donne e uomini della re- ligio, del legame. Siamo nel mondo per aiutare tutti i viventi a scoprire e a gustare il vincolo della fraternità che ci unisce tutti, come ci ha ricordato Papa Francesco. Siamo nel mondo per essere come quell’uomo di Samaria, che scendendo da Gerusalemme a Gerico ha deciso di fermarsi di fronte al povero disgraziato, di soccorrerlo, di fasciarlo, di metterlo in salvo (cfr Lc 10,25-37). Questa parabola – come ci ha spiegato sabato scorso a Lampedusa Papa Leone XIV – è l’essenza della religione. Le sue forme e le sue parole noi le ritroviamo in ognuna delle nostre tradizioni: nell’AT, nel NT, nel Corano, nei testi sacri del Buddismo e dell’Induismo, nei canti degli Indiani d’America, così come nelle grandi poesie e nei grandi testi delle nostre civiltà. Non possiamo seguire altre vie. Non possiamo ascoltare altre parole. Dobbiamo dirci con franchezza stasera che tante volte non abbiamo fatto abbastanza per i piccoli e i poveri. Che tante volte ci siamo girati dall’altra parte, perseguendo l’alleanza mortale tra la religione (ridotta a nulla) e il potere dei grandi della terra. Che anche i nostri nomi e i nostri cognomi, a volte o forse spesso, sono stati annoverati tra quelli degli sfruttatori e dei violenti: per convenienza, per ignavia, per assurda complicità. Abbiamo tradito la nostra origine, i nostri padri, le nostre parole, e ci siamo accomodati nel salotto buono della storia.
I canti della liturgia anglicana che ascolteremo stasera vengano a risvegliarci e ci diano il coraggio della pace, la gioia di invocare il dono di una Casa comune abitata dalla Pace, la forza della testimonianza disarmata, il desiderio profondo di agire per cambiare le cose, per uscire insieme dall’abisso in cui ci sentiamo caduti, per scendere in mezzo alla nostra gente, ai nostri popoli. Non abbiamo paura delle nostre parole, povere agli occhi dei grandi del mondo e a volte anche di alcuni capi delle religioni contagiati dalle logiche mondane e dai privilegi ricercati. Il nostro Dio, in qualunque fede e con qualunque preghiera noi lo adoriamo, faccia della nostra povertà e del nostro nulla, oggi come allora, la premessa di un cammino di speranza e di lieti annunzi di pace, di bene di salvezza e di liberazione (cfr Is 52,7). Dio, nei suoi tanti e santi Nomi, «annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore» (Sal 84,9).
Di fronte all’assordante suono delle armi e alla violenza, silenziosa o urlata che sia, noi creiamo – Amiche e Amici – il ‘controcanto della speranza’, del darsi la mano, del resistere. È un controcanto che risuona nell’intimo di ogni cuore, anche in quello dei violenti. Se lo cantiamo assieme e indomiti, opereremo l’in-canto per cui anche le menti di morte saranno vinte dal canto dell’amore che risuona in ogni cuore. Concludo dando voce al poeta e scrittore francese Christian Bobin:
«Se uno procura la morte, è perché è già morto. Chi uccide, lo fa per mancanza d’aria. Quelli che fanno il male li chiamiamo “mal respiranti”. Noi non puniamo il criminale, lo aiutiamo a ripristinare in sé la respirazione naturale. Portiamo i nostri assassini nel bosco. Chiediamo loro di prestare attenzione al chiacchierio delle foglie, al recitare delle sorgenti e al sentenziare del vento. Chiediamo loro di starci quanto vogliono, di non dimenticare nulla e di raggiungerci poi nella radura, per raccontarci tutto. Quando tornano, diciamo loro questo: inoltratevi di più nel bosco, là dove il verde diventa nero. Chiudete gli occhi. Ascoltate ciò che, in voi, è come la foglia, come la sorgente, come il vento. Quel tempo è il più lungo. Dopo alcuni mesi il primo ritorna e inizia a cantare, nel mezzo della radura. Perché da noi il canto è rimedio, il canto è luce, il canto è verità, pura respirazione del vero nel vero, dello spirito nello spirito, del cuore nel cuore. Quando la sua voce s’invola fino al cielo, imponendo il silenzio agli uccelli intorno, allora sappiamo che è guarito, e guarito bene: non più pietre sul respiro, né cenere sull’anima» (C. Bobin, L’altra faccia).
Benvenuti e buon ascolto a tutte e a tutti.
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VENERDI' 10 LUGLIO
ore 07.30
S. Messa
ore 09,30
“La via di Rosalia”: passeggiata guidata dagli ospiti della “Caritas” tra le Edicole Votive di Santa Rosalia.
ore 12,00
Inaugurazione della mostra” degli Artisti-Studenti dell’Accademia delle belle Arti di Palermo alla presenza di S.E. Rev.ma Mons. Corrado Lorefice Arcivescovo di Palermo, Dr. Umberto De Paola Direttore dell'Accademia e Docenti.
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ore 17,30
L’urna di Santa Rosalia visita la Zona Pastorale Roccella - Sperone - Brancaccio: alle ore 17.30 Arrivo dell’Urna contenente le Reliquie presso Parrocchia Maria SS. delle Grazie – Roccella, Corso dei mille 1085/b. Festa di accoglienza della “Santuzza”.
ore 19,00
S. Messa presieduta da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.
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ore 24,00
Giro delle sette chiese organizzato dalla Pastorale Giovanile e dall’Ufficio Vocazioni dell’Arcidiocesi di Palermo.
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La Cattedrale è rimasta aperta per la venerazione personale delle Reliquie di Santa Rosalia sino alle 23.00
SABATO 11 LUGLIO
ore 07.30
S. Messa
ore 09,30
“La via di Rosalia”: passeggiata guidata dagli ospiti della “Caritas” tra le Edicole Votive di Santa Rosalia.
ore 18,00
S. Messa con la presenza delle Parrocchie IV Zona Pastorale del III Vicariato: Maria SS. Assunta, Sacro Cuore di Gesù, S. Chiara d’Assisi e S. Teresa del Bambin Gesù, S. Stefano protomartire, Spirito Santo, Madonna di Lourdes, Sant’Agnese.
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La Cattedrale è rimasta aperta per la venerazione personale delle Reliquie di Santa Rosalia sino alle 23.00
DOMENICA 12 LUGLIO
ore 08.45, 9.45 e 11.00
S. Messa
ore 09,30
“La via di Rosalia”: passeggiata guidata dagli ospiti della “Caritas” tra le Edicole Votive di Santa Rosalia.
ore 17,30
S. Messa con la presenza delle Parrocchie III Zona Pastorale del I Vicariato: Maria SS. Mediatrice, San Basilio, San Carlo Borromeo, SS. Crocifisso – Pietratagliata, S. Oliva.
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ore 21,00
Concerto elettrico con Adorazione sul sagrato della Cattedrale eseguito da “Reale”.
Il Concerto – Adorazione è stato promosso ed organizzato dal il Servizio per la Pastorale Giovanile, dall’ Ufficio Vocazioni e dal Sevizio Ministranti e la Cattedrale dell’Arcidiocesi di Palermo,
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LUNEDI' 13 LUGLIO
ore 09,30
Artisti-Studenti del biennio e triennio del Corso di Grafica d’Arte dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo disegnano Santa Rosalia nel sagrato della Cattedrale. Ore 13.00 premiazione in presenza dell’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice e del dr. Umberto De Paola, Direttore dell’Accademia. Curatori del progetto: prof. G. D’Alessandro, prof. S. Amato, prof.ssa L. Dioguardi
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ore 11,00
S. Messa presieduta da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, per l’Amministrazione Comunale presso l’ex Oratorio S. Mattia ai Crociferi – via Torremuzza 18/B.
Il testo della omelia dell'Arcivescovo
Sopraggiunge anche quest’anno il Festino. La Città si risveglia e si ritrova per ri-cor-dare Rosalia. Donna, cittadina e cristiana inedita rispetto al suo contesto familiare, culturale, urbano, religioso. Donna nuova, originale, attuale. Capace di rientrare in sé stessa, di intraprendere un solido percorso umano-spirituale che l’ha portata a fermarsi sul senso nella e della vita personale e sociale. Donna «della “metanoia”, della trasformazione personale, del rinnovamento interiore» (Paolo VI), della forza interiore essenziale al cambiamento di sé necessario ad ogni essere umano. Processo personale essenziale per ogni trasformazione sociale, per un costruttivo apporto alla trasfigurazione della Città. Non c’è liberazione della Città da tutto quello che ne frena e ostacola il progresso politico, sociale, economico, urbano, culturale, senza una conversione etica e spirituale di quanti la abitano e di quanti la amministrano. Di quanti presiedono alle diverse Istituzioni Politiche, Militari, Accademiche, Culturali, Religiose. Approfitto di salutare quanti e quante siete stati posti al servizio delle Istituzioni in questa nostra Città.
La bellezza e la consistenza interiore umana genera bellezza civica. Custodisce, valorizza ed esalta il patrimonio storico, artistico, culturale, umano, spirituale della Città che abitiamo. Fa crescere il senso comunitario della vita, vera risposta alle solitudini e all’individualismo, all’incuria e all’indifferenza, alla sopraffazione e alla violenza. La bellezza interiore apre vie di pace e di riconciliazione, processi di condivisione e di liberazione, di dialogo tra diversi. Suscita adesione alle sofferenze, alle attese e alle speranze, attenzione al gemito e alla protesta delle periferie esistenziali e urbane, corresponsabilità verso i più deboli.
Questo nostro 402° Festino è il Festino a Rosalia per la sua Città. Si prefigge di veicolare un messaggio umanamente e culturalmente fecondo ai nostri concittadini, spiritualmente proficuo. Capace di nutrire tutto l’essere umano, nella sua inscindibile unità di spirito e corpo. Nel suo essere “spirito incarnato”. Nelle sue relazioni familiari e sociali.
Avviciniamo la Città avvicinandoci a Rosalia alla luce delle letture bibliche.
Rosalia, amando, come lei stessa afferma nel poema epico di Petru Fudduni, «A lu miu Cristu humanu, e infinitu», «abbrazza lu Diu incomprensibili / Picciulu, grandi; humili, e terribili». Un Dio che rivela un volto inedito rispetto ai consueti canoni culturali e religiosi del tempo. Volto in sé incomprensibile ma che si di-spiega, che dia-loga, assumendo la limitatezza delle parole umane; che non usa l’onnipotenza per creare distanza e imporre il suo dominio. Il Grande, Piccolo; il Terribile, Umile e Mite.
Un Dio che propone una relazione capace di cambiare la vita di chi lo accoglie con cuore sincero, con fede; che affascina perché non chiede il culto esteriore ma quello di tutta la vita conforme al suo Nome, alla sua Parola, alla sua Logica. Un Dio che non ammette la separazione tra la fede professata nel tempio con le labbra e la prassi delle scelte che guidano la vita e le relazioni umane, specialmente quelle che hanno una ricaduta sociale in ordine alla costruzione della città umana secondo giustizia e solidarietà.
Lo abbiamo ascoltato nella prima lettura biblica tratta dal Profeta Isaia: «Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1,15-17). Nel Salmo responsoriale abbiamo pregato: «a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio» (dal Sal 49/50).
Sempre nel poema di Fudduni, Sinibaldo chiede alla figlia il motivo della sua radicale scelta di vita: «Ò fighiola mia pri quali offisa, / Chi culpa hai fatta tu chi tantu chianci, / Chi la grandizza in baxizza la canci?». E Rosalia risponde, quasi riprendendo il testo isaiano:
«Dintra lu pettu miu liberu, e francu / Spusai cu Christu la Virginitati» […]. «Si morsi Christu pri miu benefitiu / Iu sugnu pronta muriri in sò sirvitiu» […] / «Dispinzati a li poviri, ogni haviri / Nun curriti a lu mundu à xiota brighia. / La luci vaia avanti, e non di appressu /Chi di la vita la morti stà impressu».
Rosalia da vera cristiana, avendo deciso di votarsi totalmente a Dio e alla sua logica, pone scelte controcorrente, che suscitano incomprensione reazione e opposizione. In casa, nelle relazioni familiari; nella città, nelle relazioni sociali. Relativizza i beni terreni, il potere, le ricchezze, i fasti, le convenzioni sociali, culturali e religiose: «Lassa lu Patri, e la Matri in darreri / Parenti, spusu, amici, robba, e mundu, / Biddizzi vani, pompi lusingheri, / Fuij l’invidia, e lu sdegnu iracundu».
Nella pagina evangelica odierna abbiamo appena ascoltato: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 10,37-39). Sembra trovarsi dinanzi al sentire comune odierno ascoltando le parole messe da Fudduni sulle labbra di Sinibaldo: «Dunca hai pirdutu lu giuditiu humanu / Chi sù chisti chi fai cosi di pazzi? / Cui di la giuvintù ti fà luntanu,/Chi sunnu tanti lacrimi, e strapazzi?». La risposta di Rosalia è puntuale: «Chi sugnu na mbriaca è chiù chi veru,/Bensì nun haiu vivutu lu vinu materiali ma puru e sinceru/Vinu spirituali, almu e divinu./Su pazza ancora, e chiù impazziri speru: /Amandu lu miu Christu di cuntinu;/Na sula cosa mi displaci assai/Tardu lu canuxij, tardu l’amai».
Una Santuzza, in questo Festino, che ci chiede di alzare lo sguardo a Dio ripercorrendo gli abissi della nostra interiorità – della nostra coscienza umana – per aiutarci ancora oggi ad essere liberi da ogni forma di male; [una Santuzza] che dice alla sua Città: «Cessate di fare il male» (Is 1,16), perché ritorniamo al gusto del bene: «imparate a fare il bene» (Is 1,17). Che vuole contagiarci il coraggio della sua ‘lucida e liberante pazzia’ – della sapienza di Dio che è stoltezza agli occhi del mondo –, così da prendere le distanze dalla logica disumana e mortifera della sopraffazione e del potere ostentato, della violenza spettacolarizzata e dell’indifferenza strutturata, del piacere sfrenato e brutale, dell’illegalità pianificata e dell’idolatria del profitto:
«Lu timuri di Diu, lu bon custumi, / E chi si chiama vera sapientia / Autramenti sù ntorci senza lumi, / Chi lu difettu guasta ogni scientia, /E na terra senz’erva, un siccu umi, / Navi senza timuni, e pruvidentia, / Corpu senz’alma pri lu vitiu riu / Torna l’homu infilici senza Diu».
Bellezza, armonia e felicità duratura semini in Città il festante ricordo di S. Rosalia.
ore 17,30
S. Rosario e Litanie di Santa Rosalia
ore 18,00
S. Messa con la presenza delle Parrocchie IV Zona Pastorale del IV Vicariato: Maria SS. Della Chiesa, Gesù Giuseppe e Maria, San Giuseppe ai Leoni, Santa Maria delle Nazioni in sant’Eugenio Papa.
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ore 19,30
Concerto Lirico-Sinfonico “Rosalia Panormi Gloria” eseguito dal Coro Laudate Dominum e dall’Orchestra Sinfonica Bequadro. Dirige il M° Salvatore Di Blasi.
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La Cattedrale è rimasta aperta per la venerazione personale delle Reliquie di Santa Rosalia sino alle 23.00
MARTEDI' 14 LUGLIO
ore 07,30
S. Messa
ore 17,00
S. Rosario e Litanie di Santa Rosalia
ore 17,30
S. Messa animata dal Coro G.P. da Palestrina diretto dal M° Giosuè D’Asta insieme a 60 cantori appartenenti a oltre 30 comunità ecclesiali dell’Arcidiocesi di Palermo, con l’accompagnamento dell’organo e del trio di ottoni.
La foto galleria di Maria Anna Giordano
ore 18,30
Intrattenimento musicale sul sagrato della Cattedrale e giro per le vie del centro storico a cura dell’Associazione culturale Musicale “A. Marinuzzi” città di Palermo di Giovanni e Salvatore Bottino.
ore 19,00
Solenni Vespri Pontificali presieduti da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.
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MERCOLEDI' 15 LUGLIO
ore 07,30 E 09,30
S. Messa
ore 10,30
Intrattenimento musicale sul sagrato della Cattedrale e giro per le vie del Centro storico a cura dell’Associazione culturale Musicale “A. Marinuzzi” città di Palermo di Giovanni e Salvatore Bottino.
ore 11,00
Celebrazione Eucaristica Pontificale, con Benedizione Papale e annessa Indulgenza plenaria, presieduta da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, con la partecipazione del Sindaco, delle Autorità, dei Capitoli Metropolitano e Palatino, del Clero e del Seminario Arcivescovile. Anima il Coro della Cattedrale, diretto dal M° Mauro Visconti.
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Il testo della omelia dell'Arcivescovo
Nel suo poema epico La Rosalia dedicato alla Santuzza di Monte Pellegrino, allorché la giovane nobile nella sua camera si ammira allo specchio, quasi prigioniera di se stessa, del suo io vanitoso nutrito dagli agi mondani del palazzo, Pietru Fudduni annota che invece «vidi lu Christu piu cù membri cassi cintu di vívu sangu di ducizza (vede il Cristo pio con le membra martoriate cinto di vivo sangue di dolcezza)».
È proprio dalla contemplazione del «vivu sangu di ducizza», sparso da Cristo Crocifisso anche per lei, che scatta in Rosalia un vero e proprio sconvolgimento interiore e, quindi, la rifondazione della sua stessa vita. Rosalia comprende che quel vivo sangue fluente dal corpo di Cristo è il dolce abbraccio dell’Amore Crocifisso, disposto a soffrire e a dare la vita per lei. Lei era l’amata dall’Amato Figlio di Dio fattosi carne, morto e risorto. Amata fino a tanto eccesso, riscattata all’amore di Dio «a caro prezzo», così da non essere più «schiava degli uomini!» (1Cor 7,23) e prigioniera del peccato e del suo «salario» che «è la morte» (Rm 6,23).
Come nell’immagine del Cantico dei cantici (cfr 2,8-14), il muro che separava Rosalia dall’Amato era dentro il suo cuore. Egli non arriva con potenza fisica ma con il sottile e suadente suono della sua voce che supera le barriere per raggiunge lo spirito umano e liberarlo dal gelo dell’«inverno». Il cuore irretito e inaridito dalla consuetudine con il potere, l’avere e «l’impij assauti di li disigni fallaci, e incauti (i profani impulsi dei progetti fallaci e incauti)», cede ora il passo alla feconda stagione dell’amore esplosa con il sopraggiungere dell’Amato. Egli si rivela a Rosalia in tutta la sua bellezza, le risuona nitida e seduttiva la sua parola: «Pighiati pri tua gioia la mia chiagha, chi di l’amuri tò farrà la pagha (prendi per la tua gioia la mia piaga, che dell’amore tuo sarà la ricompensa)». Ora in lei emergono il coraggio di venire fuori, certa di essere l’«amica» dell’Amato, la sua «bella», e la ferma decisione di sceglierlo definitivamente: «Chi autru amirà chiui lu cori miu? Si no à tia sulu spusu patri e Diu (chi altri amerà più il cuore mio? Se non te solo sposo padre e Dio)».
Così in Rosalia prende progressivamente corpo la conoscenza dell’amore di Cristo, non concettuale ma come relazione personale. Una conoscenza intima, viva. Assimila la consapevolezza dell’inabitazione in lei dell’Amore di Dio in Cristo Gesù, così da vivere in intima comunione con il Figlio, la Seconda Persona del Dio vivente Uno e Trino. Come testimoniano il Nuovo testamento e i Padri della Chiesa: «Dio è amore» (1Gv 4,8). «In verità vedi la Trinità, se vedi l’amore. Ecco sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore» (Agostino d’Ippona, De Trinitate, 8, 8, 12; 8, 10, 14).
Per questo la liturgia della Solennità di S. Rosalia ci propone il brano, pocanzi ascoltato, tratto dalla Lettera agli Efesini: «Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,17-19).
Conoscere l’amore di Cristo, averne consapevolezza, è il presupposto della risposta alla chiamata cristiana e alla rinascita battesimale. La fede si fonda su una conoscenza diretta e personale dell’amore di Dio, tangibile nel suo Figlio Crocifisso e risorto, e riversato nel cuore per mezzo dello Spirito Santo. In 1Gv 3,16 si legge: «Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli». La fede che diventa vita. La fede che, sostenuta dalla speranza, opera per mezzo della carità.
Amare e assomigliare a Cristo crocifisso, riprodurre la sua vita, è la vocazione di ogni credente. Anche per questo, iconograficamente, Rosalia viene raffigurata con un crocifisso in mano, mentre vive reclusa volontariamente nella grotta di Monte Pellegrino, divenuta anche suo sepolcro. Come accadde al Messia inchiodato sulla croce, trafitto e sepolto sul Monte Calvario. È la lettura che ne fa anche Pietro Fudduni: «Munti si di la nova crucifissa, novu Calvariu a la sua passioni». Il monte dell’incontro d’amore tra l’amato e l’amata che canta il Cantico: «L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti» (Ct 2,8). Come il canto di Rosalia inciso nella grotta della Quisquinia:
«… amore Domini mei Jesu Christi in hoc antro habitari decrevi (per amore del mio Signore Gesù Cristo ho scelto di abitare in questa grotta)».
Carissime, carissimi, siamo adunati, nella nostra chiesa Cattedrale, attorno all’altare, segno del sacrificio di Cristo, perché lo stesso fuoco d’amore che ardeva nel cuore di Rosalia infiammi anche il nostro. La nostra Santuzza, ancora oggi, con tutta se stessa, innalza il suo canto d’amore a Cristo. In lei, casta contemplativa, la Chiesa palermitana si riconosce, e con lei proclama: «il tuo amore vale più della vita» (Sal 62).
L’odierna solennità liturgica ci sprona a desiderare l’Amato, ad attenderlo, come Rosalia. Rapiti e rigenerati dall’amore, non distogliamo lo sguardo dall’Amato. È questo il messaggio della Santuzza, la fecondità della sua testimonianza verginale che continua a riversare sulla sua e nostra amata Chiesa palermitana.
E non può passare inosservato che celebriamo la solennità di S. Rosalia nell’ottavo Centenario della morte di S. Francesco. Con l’umile Frate trafitto sul Monte de La Verna, «la nova crucifissa» di Monte Pellegrino, diventa corifea di noi tutti, di ciascuna, di ciascuno e dell’intera Chiesa palermitana: «Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato di morire per amore dell’amor mio» (FF 277).
Rosalia ci ricorda che, solo se perseveriamo nell’amare e nell’attendere l’Amato, la nostra Chiesa riconoscerà il sopraggiungere del suo Signore e Sposo. Abbiamo la responsabilità di custodire e alimentare personalmente e comunitariamente la fede, di coltivare e tenere acceso il desiderio dell’incontro con il Signore. Rosalia ci chiede di non assuefarci al frastuono e all’opulenza imperante di questa nostra cultura.
L’olio che le giovani sagge della parabola lucana (cfr Mt 25,1-13) prendono con sé è proprio questo desiderio custodito di una relazione personalissima, non condivisibile, non acquistabile, con lo Sposo ardentemente atteso. È quell’energia viva che ci ha messo in movimento verso una pienezza di luce e di vita.
Per noi si tratta di andargli incontro nella sua Parola e nei Sacramenti che celebriamo e che lo rendono presente nelle nostre comunità; come anche nel travaglio della Città, nelle sue ferite e nelle sue contraddizioni, tra progressi, sbandamenti e regressioni; e soprattutto presente nel “sacramento dei poveri” che egli ci ha lasciato dicendoci: «li avete sempre con voi» (Mc 14,7; cfr Gv 12,8), certi che tutto quello che facciamo loro lo avremo fatto a lui (cfr Mt 25, 31-46).
Questa è stata Rosalia e da qui, semmai, la sua premura di scendere a valle dal monte, di donarsi, anche nei suoi resti mortali, a quanti venivano e vengono dilaniati nel corpo e nell’anima. Stare al cospetto di Dio significa portare su di sé la sofferenza e il travaglio del mondo, della Città, delle case, dei quartieri, delle strade. Intercedere, far proprio il grido di chi nella sofferenza prega o impreca perché chiede liberazione giustizia e vita. Amare e servire Dio significa amare e prendersi cura di chi soffre, di chi è vittima di altri uomini rapaci. Di questo si tratta, non di “buonismo”, ma di fede, di amore a Cristo molto concretamente riconosciuto e incontrato negli umiliati ed emarginati della nostra città, nei disoccupati – come non pensare in questo Festino alla vertenza dei lavoratori ex Almaviva – e nei giovani senza speranza di futuro, raggirati da lucratori venditori di dipendenze e di morte; negli ammalati e negli anziani vittime di un sistema sanitario inefficiente e travolto da scandali; in ogni uomo e in ogni donna, bambini e anziani, che approdano nelle nostre isole con un pesante bagaglio di traumi dovuti alle guerre e alle nuove e vecchie povertà.
La solennità della vergine eremita Rosalia ravvivi in noi e nelle nostre comunità l’attesa del Signore perché lo possiamo servire e onorare nell’oggi delle sue venute, nella Chiesa e nel mondo, così da saperlo riconoscere nel giorno della parusia. Quando verrà a giudicarci sulla carità, sull’amore.
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ore 17,30
S. Messa presieduta da Mons. Gino Lo Galbo, Ciantro del Capitolo Metropolitano della Cattedrale.
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ore 19,00
Processione cittadina dell’Urna contenente le Reliquie di Santa Rosalia e canto dell’Inno “Rosalia di rosa e di giglio”. Itinerario: via M. Bonello, Corso Vittorio Emanuele, Quattro Canti: Preghiera dell’Arcivescovo con Benedizione della Città e Canto del Te Deum. Piazza Marina: Messaggio dell’Arcivescovo alla Città. Ritorno della processione per corso Vittorio Emanuele, via Roma, via Napoli, via Bari, discesa dei Giovenchi, piazza s. Onofrio, via Panneria, piazza Monte) di Pietà (sosta dinanzi alla prima edicola votiva dedicata alla “Santuzza”), via Judica, via Gioiamia, via M. Bonello, rientro in Cattedrale.
Accompagna la prima parte della processione il Corpo Bandistico Palermitano del M° Massimo Vella; il rientro dal Complesso Bandistico “Cav. Michele Cascino”. A saeguire alle ore 23 ( al rientro di S. Rosalia in Cattedrale) spettacolo piromusicale nel sagrato della Cattedrale.
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Il testo del discorso alla Città dell'Arcivescovo a Piazza Marina
Care Sorelle, Cari Fratelli, Amiche e Amici che siete convenuti qui stasera.
Porgo intanto a tutte e a tutti il mio saluto più affettuoso. Vi abbraccio calorosamente in questa sera così significativa per la nostra Città, la sera della nostra Rosalia. È bello ritrovarsi chiamati da lei. Come un appuntamento per dirci come stiamo, per aggiornarci su di noi e sulla realtà ecclesiale e sociale che viviamo. Non si tratta mai per noi, infatti, di una celebrazione di facciata o di un momento folkloristico. Eppure, quest’anno sento una particolare vibrazione del cuore. Penso che la Santuzza è innanzitutto l’emblema di Colei che ha fatto fronte alla peste e ha liberato la nostra Città. Sono eventi accaduti quattro secoli fa. Stasera però dobbiamo coglierne tutta la potente attualità. Perché devo dirvi, a voce alta, che la peste è tornata. È tornata in diverse forme: a Palermo, in Italia, nel mondo. Dobbiamo prendere coscienza di quel che sta accadendo attorno a noi, per condividerlo e per presentarlo stasera davanti alla Santa che tutti ci rappresenta e ci sostiene.
Cominciamo da Palermo, perché, care concittadine e cari concittadini, la peste è tornata a Palermo! Ogni anno, durante questo appuntamento, abbiamo riflettuto sui problemi della nostra Città. Ma permettetemi di dire che stasera è diverso. Riemergono vecchie ferite di Palermo ma insieme alle nuove. Sono sotto gli occhi di tutti. E chiunque abbia una responsabilità – io per primo – non può girarsi dall’altra parte. Il nostro omaggio alla Santuzza sarebbe vuoto e insulso se davanti a lei, stasera, non ci impegnassimo tutti per una svolta. Sono ferite mortali per il corpo sociale della città. Penso al ritorno prepotente e asfissiante del racket. Alla trafila di intimidazioni che vogliono distogliere dal bene le brave persone. Alla violenza diffusa e senza scrupoli. Alla recrudescenza isterica e giovanilistica della mafia che ha nella sua stupidità la maggiore pericolosità. Già la mafia è stupida e meschina, a cominciare dai suoi sedicenti vertici, come hanno dimostrato le ultime efficaci operazioni dei Carabinieri e delle forze di Polizia. A loro un sentito grazie!
Di fronte a tutto questo, pensare solo alla repressione non basta e rischia anzi di portarci fuori strada. Rendiamoci conto – e lo dico anzitutto alle donne e agli uomini della politica, del governo, a chi ha responsabilità civili ed ecclesiali a qualunque livello – che la vera sfida è sociale e culturale. Tutto questo accade – diciamocelo con franchezza – perché il lavoro manca drammaticamente. Perché i licenziamenti – pensiamo in questo Festino alla vertenza dei lavoratori ex Almaviva che attendono trepidanti il completamento dell’iter burocratico regionale in vista del loro reimpiego – vanno avanti a una velocità e con una determinazione disumana; perché la pandemia del pizzo ci stringe e le denunce sono poche; perché i giovani sono scoraggiati e scelgono di andare via o di rifugiarsi nell’alcol, nella droga, in ciò che li distrugge. Tutto questo accade perché le dipendenze servono ad apparecchiare il lauto banchetto della mafia, che sfrutta il disorientamento, la frustrazione, la disperazione dei giovani per mangiarci su, con sprezzo totale dell’umanità e senza rispetto per la vita. Una mafia fanfarona e bambinesca volta ad attirare consenso e per questo disposta alla violenza predatoria e da assalto pur di impadronirsi dei territori, pronta a intimidire, a minacciare, a incentivare lo sporco sommerso della criminalità e della manovalanza.
Ma sbaglieremmo – lo ripeto con forza – se addossassimo ad altri le principali responsabilità. Esse, nella nostra Isola e nelle nostre realtà locali, ricadono anzitutto su una politica che fatica a fare scelte lungimiranti. Quando non si devono addirittura registrare contiguità con ambienti e logiche mafiose.
Queste responsabilità ricadono su un’economia dello scarto e dello sfruttamento, basata sulla corruzione e sull’indifferenza. Ricadono su una Chiesa che evidentemente non ha testimoniato in maniera adeguata e luminosa la Buona Notizia del Vangelo, sull’esempio dei nostri santi, da Rosalia a Giacomo Cusmano, e dei martiri della fede, come Pino Puglisi e Rosario Livatino, e della giustizia, come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. E la lista sappiamo che sarebbe molto più lunga. Diciamolo senza mezzi termini: non abbiamo amato Palermo, se non l’abbiamo addirittura tradita!
E ora dobbiamo in fretta pentirci e rimediare, senza scusanti, senza lungaggini, senza compromessi. Alziamoci in piedi! Lo faccia tutta Palermo, facciamolo tutti, dalle donne e dagli uomini delle Istituzioni a tutte le Palermitane e i Palermitani. Chiediamoci: ma noi la amiamo davvero Palermo? Palermo ci sta a cuore come sta a cuore a Rosalia? Se guardiamo a lei non possiamo avere dubbi. Care Concittadine, Cari Concittadini, vi supplico, dal profondo del cuore: dimostriamo il nostro amore per Palermo! Agiamo con decisione e iniziamo oggi a cambiare le cose. Domani sarà troppo tardi!
Ma la peste è tornata anche in Italia, in maniera forte, prepotente. Si tratta del diffondersi di una mentalità e di una politica del rifiuto, del respingimento dell’altro. Il Santo Padre è venuto a Lampedusa, pochi giorni fa, proprio per porre un segno profetico di continuità con il magistero di Papa Francesco. In che cosa consiste la lezione di Papa Leone XIV e del suo amato predecessore? La sintetizzerei così: in ogni donna, in ogni uomo, è impressa l’immagine vivente di Dio. Siamo tutti fatti a sua immagine, così come il creato, uscito dalle sue mani e nel quale San Francesco riconosceva l’impronta misteriosa del Dio buono e altissimo. Questa radicale parità dell’umano, questa creaturalità che ci raduna, questa consapevolezza che siamo tutti sull’unica barca della vita, che siamo tutti sorelle e fratelli, è oggi violentemente messa in questione. Non si tratta – come alcuni hanno voluto rilevare – di un’ingerenza politica del Santo Padre, di uno sconfinamento. Né tanto meno di buonismo. No, mie care e miei cari, si tratta del Vangelo. È il Vangelo l’annuncio potente della liberazione dei prigionieri, del Regno di Dio per i poveri, della parola che dice: «Non chiamate nessuno ‘padre’ sulla terra perché uno solo è il Padre vostro che è nei cieli, e voi siete tutti fratelli» (Mt 23,9). Ogni manifestazione esterna di religiosità, ogni proclamazione dell’identità cristiana o cattolica che si faccia scudo del nome cristiano per giustificare il rifiuto del debole, del povero, del migrante, si trasforma in un insulto alla verità annunciata dal Cristo Signore. Chi non riconosce l’altra o l’altro come sorella, come fratello, indipendentemente da ogni considerazione culturale, religiosa, razziale, geografica è fuori dal Vangelo. Lo dico forte, di nuovo, perché non ci siano equivoci. Chi la pensa così, chi difende il privilegio di alcuni rispetto ad altri, è fuori dal Vangelo. Chi sventola il vessillo della remigrazione ferisce a morte la fraternità evangelica ed umana e sfrutta l’insicurezza, la frustrazione, il risentimento della gente per individuare un capro espiatorio su cui scaricare il negativo della vita sociale e politica.
L’Italia è chiamata ad essere – e Palermo, come la Sicilia e le altre Isole della Regione, ne sono l’emblema – il porto sicuro dell’accoglienza, il luogo della prossimità, lo spazio di una politica fondata sul coraggio e non sulla paura, sull’eguaglianza e non sulla divisione, sulle pari opportunità sociali ed economiche e non sul dislivello morale. Una politica della vita e non della morte, che tenga presente il faro della Costituzione come punto di riferimento incontrovertibile di tutto l’agire collettivo. Alla peste che distrugge opponiamo stasera la fraternità del Vangelo che guarisce e la Magna Carta della Costituzione che ci riunisce.
In ultimo, non possiamo nasconderci che la peste è tornata nel mondo. La peste più subdola, insidiosa, terribile: la guerra. Stiamo ricominciando a considerare la guerra come una continuazione della politica. Stiamo tornando a sancire un diritto alla guerra, ovvero un diritto del più forte sul più debole. Le guerre di questi ultimi anni, il linguaggio dei potenti del nostro tempo, il dibattito politico odierno fanno sempre più riferimento alle armi e alla guerra come un dato ineliminabile, necessario. La divisione del pianeta in miliardi di poveri e in pochi milioni (o forse poche migliaia) di privilegiati pare non essere un problema, quasi che l’ingiustizia sia un destino scritto nelle stelle. Distruggere la vita altrui è ritenuto nuovamente possibile alla luce del sole, se tale atto è giustificato dall’annientamento del nemico: i bambini, le donne, gli innocenti sono, da questo punto di vista, puri «danni collaterali». Siamo di fronte a una sistematica cancellazione del volto dell’altro.
Ma – care amiche, cari amici – è un mondo alla rovescia quello che non capisce che gli altri non sono il nostro inferno bensì la nostra salvezza. Ogni vita chiusa in sé stessa, ogni paese chiuso in sé stesso, ogni ordine (o disordine) mondiale basato sulla forza usata contro l’altro è destinato a implodere, a seccarsi, a morire. Diventiamo donne e uomini specchiandoci nel volto di chi si prende cura di noi. Se questo volto viene occultato, distrutto, perdiamo la nostra umanità, perdiamo ciò che ci costituisce. Certo, la peste della guerra è subdola e potentissima. Inquina i pozzi e rovina le sorgenti della vita. Quel che abbiamo costruito negli ottant’anni successivi alla Seconda guerra mondiale, quell’ordine simboleggiato dall’ONU e rappresentato per noi dalla solenne dichiarazione dell’art. 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra», sembra venir meno quasi in un batter d’occhio. Ma questa distruzione è stata preparata da decenni di squilibri, di ingiustizie, di mancanza di attenzione ai poveri e agli ultimi. Ora la storia ci presenta il conto. Ora leader senza pietà e senza pudore, avviluppati nel loro narcisismo delirante, possono gioire della morte di altri, possono giustificare la guerra spacciando la conquista per legittima difesa. Oggi succede che nei vertici dei grandi del mondo si ricevono in regalo una pistola dedicata con i nomi e il kit dei proiettili.
Ecco, davanti a questo noi dobbiamo levarci stasera e guardare a Rosalia. La storia della nostra Santuzza è, prima di tutto, una storia di scelta e di rottura. Quando nel 1624 la peste attanagliava Palermo, trasformandola in un lazzaretto a cielo aperto, la città era piegata non solo dal contagio biologico, ma dal senso di impotenza totale. La scoperta delle ossa della Santuzza sul Monte Pellegrino non fu solo un evento religioso: fu un atto di speranza collettiva che ridiede dignità a un popolo che aveva smesso di credere nella possibilità di guarire.
Oggi, guardando alle pesti contemporanee, il richiamo alla figura di Rosalia assume un significato nuovo, civile e spirituale insieme. La peste del 1624 era infatti un male fisico, visibile, misurabile. Le pesti odierne sono più subdole: sono pesti dell’anima, dello spirito umano. Rosalia ci aiuta a curarle. Pensiamo alla guerra, a questa forma estrema di negazione dell’altro. Invocare Rosalia significa oggi chiedere il coraggio di chi, come lei, ha rinunciato ai privilegi nobiliari e all’affermazione di sé per un’esistenza di verità. La pace non è assenza di conflitto, ma la presenza di una giustizia che la Santuzza ci insegna a cercare nel silenzio dell’ascolto.
Pensiamo alla prepotenza dei grandi della terra: Rosalia ha abbandonato la corte normanna per cercare il suo sposo, Cristo, nella nudità della grotta. È l’eterna protesta dell’umile e del povero. È il suo grido silenzioso levato verso Dio. Rosalia ci ricorda che il potere reale non è quello che domina, ma quello che si fa servizio. Pensiamo all’indifferenza verso chi migra: Rosalia è stata la pellegrina che ha cercato casa tra le rocce del Monte, il Monte Pellegrino appunto, e per questo noi Palermitani non possiamo non vedere nei migranti di oggi il volto della Santa, l’icona stessa della sua presenza in mezzo a noi. Rosalia è per eccellenza la pellegrina e la migrante, colei che non ha potuto restare a casa sua, la ragazza che ha dovuto lasciare e fuggire. Accogliere il migrante, allontanare la follia della remigrazione: questo significa stasera venerare Rosalia.
Insomma, amici miei, l’abbiamo capito: il Festino non deve essere una ricorrenza folkloristica. È, nell’essenza, un esame di coscienza della nostra Città. Le reliquie della Santa che sfilano per le strade di Palermo ci ricordano che la salvezza passa attraverso la comunione, attraverso la condivisione. Chiedere a Santa Rosalia di liberarci dalle pesti attuali significa, concretamente, vigilare. Vigilare per non lasciare che il rumore delle armi copra il grido di chi soffre. Significa accogliere: riconoscere nell’altro – nel migrante, nel diverso, nello scartato – la stessa scintilla divina che la Santa ha coltivato nel suo eremitaggio. Significa resistere: opporsi alla prepotenza con la forza dolce ma inflessibile dei princìpi, proprio come fece Rosalia quando scelse il rigore della penitenza invece della sottomissione alle logiche di palazzo.
Certo, non possiamo pretendere che una processione fermi magicamente le guerre o cambi i cuori induriti dei governanti. Ma possiamo fare della figura di Santa Rosalia un modello di resistenza etica. Possiamo dire a chi ci governa: prima di firmare una legge pensa a Rosalia, a quello che lei rappresenta per Palermo, alla Palermo che ‘è’ Rosalia. E solo dopo verifica se quella firma è ben posta o se devi cambiare strada. Lo dicevamo, non si tratta di scaricare su altri la responsabilità.
Con il suo esempio la Santuzza ci insegna che il cambiamento non parte mai dall’alto, ma bensì dalla terra, dalla grotta, dal basso. La peste del ’600 fu vinta quando il popolo smise di guardare solo alla propria sopravvivenza e iniziò a guardare alle proprie radici spirituali. Liberarsi dalla peste dell’ingiustizia richiede lo stesso sguardo: tornare all’umano. La preghiera a Rosalia, oggi, diventa un impegno a non essere mai spettatori della sofferenza altrui, ma a diventare, nel nostro piccolo, animatori di una processione che trasporta la speranza nelle piazze del mondo, specialmente là dove il buio della guerra e dell’odio sembrano aver preso il sopravvento.
Rosalia ci illumini e ci accompagni sui sentieri della giustizia, della verità e della pace. Nelle nostre case, nei nostri paesi, nel mondo intero. La sua luce non venga meno. Palermo la guardi, la ammiri e si ispiri.
La foto galleria di tutta la processione:
Il video della conclusione del gioco d'artificio al rientro di S. Rosalia in Cattedrale
6 – 20 luglio
Roseto di carta, realizzato amorevolmente con la carta crespa da un gruppo di donne curato e seguito dall’A.C. della Parrocchia Cattedrale in occasione del 402° Festino, si sviluppa per tutto il perimetro del piano della Cattedrale avvolgendo idealmente quanti vi si trovano in un abbraccio, quello di S. Rosalia, a cui il roseto è dedicato e richiama, la Santa Patrona che si prende cura della città come nel 1624/25 quando la liberò dalla peste ed a cui ci si rivolge ancora in preghiera perché quanti oggi la deturpano diffondendo il contagio di nuove pesti esistenziali abbiano a ravvedersi e convertirsi alla gioia del Cristo Risorto
La foto galleria
10 – 15 luglio
Mostra fotografica, nei giorni del Festino, lungo il Vicolo Brugnò, dal titolo” UNA VITA PER LA CITTA’”

“Dal dramma nasce il rito, dal rito la comunità
Questo è il titolo che ha fatto da filo conduttore alla programmazione di eventi predisposti dalla Amministrazione Comunale per la sera del 14 luglio del 400+2 Festino di S. Rosalia-
Il testo che segue è stato tratto dal sito di PalermoToday, di cui proponiamo il link per una lettura completa, nella occasione della presentazione a Roma del FESTINO 2026 dell’Amministrazione Comunale
https://www.palermotoday.it/cronaca/presentazione-roma-festino-santa-rosalia-2026.html
Gli eventi, realizzati con CoopCulture, propongono un racconto fortemente radicato nella comunità ma capace di parlare a un pubblico universale. La direzione artistica è affidata a Luca Pintacuda, mentre il carro trionfale è progettato da Mario Cucinella: una produzione Odd Agency, che per la terza edizione di fila si è aggiudicata il bando pubblico finanziato dal Comune. L’edizione 2026, intitolata “Dal dramma nasce il rito, dal rito la comunità”, anticipa alcuni temi dell’anno europeo dei Normanni 2027. Al centro vi è la capacità della città di trasformare il dramma - ieri la peste, oggi le sfide contemporanee - in esperienza condivisa, cultura e convivenza.
Il percorso e il rito che si rinnova
Cinque tappe lungo l’antico Cassaro - Palazzo Reale, Cattedrale, Quattro Canti, Porta Felice e Foro Italico - diventano altrettanti momenti di racconto collettivo. Arti visive, musica, danza, teatro, artigianato e innovazione tecnologica si intrecciano in un percorso che valorizza la tradizione senza rinunciare alla contemporaneità. Palermo rinnova così un rito che continua a coinvolgere tutte le generazioni e tutti i livelli sociali. Ai Quattro Canti si svolge il momento più atteso: il sindaco sale sul carro trionfale e pronuncia il tradizionale saluto alla città, “Viva Palermo e Santa Rosalia”. È l’atto simbolico con cui Palermo rende omaggio alla sua patrona e si affida alla sua protezione.
Rosalia Normanna e il bio-carro
Al centro del racconto ideato da Odd Agency e CoopCulture c’è la figura di Rosalia Normanna. La storia della santa viene accostata a quella dei Normanni attraverso una narrazione che mette in relazione il trauma e la rinascita, l’incontro tra culture diverse e la costruzione di una nuova identità collettiva. Il racconto intreccia la liberazione dalla peste del 1624 con temi contemporanei come sostenibilità ambientale, inclusione e senso di comunità. Il carro trionfale, cuore del corteo che attraversa la città, è stato progettato dall’architetto Mario Cucinella come un “bio-carro” in cui le architetture normanne dialogano con i giardini arabi e con l’idea del paradiso terrestre. Il carro si presenta come un paesaggio scenografico popolato da essenze mediterranee e ornamentali che diventano parte integrante della narrazione. Santa Rosalia emerge da un giardino simbolico costruito in collaborazione con il SiMuA e l’Orto Botanico di Palermo, trasformando il carro in un manifesto vivente di sostenibilità e armonia tra natura e cultura.
Tre volti del cinema e della tv
Tre volti noti del cinema e della televisione italiana, Dario Aita, Giusy Buscemi ed Ester Pantano, prenderanno parte alla narrazione del Festino con ruoli differenti. Le tappe del corteo, in particolare quelle dei Quattro Canti e di Porta Felice, saranno caratterizzate da una forte componente immersiva. Alla realizzazione dell’evento lavorano artisti, artigiani, scenografi, costumisti, scultori, progettisti e professionisti delle tecnologie digitali, riuniti in una grande produzione culturale collettiva.
Raccontiamo l'evento del 14 facendo precedere la foto galleria con la pubblicazione, per gentile concessione di Odd Agency e CoopCulture, del testo recitato dagli attori
La prima tappa, : LA CONQUISTA
Il testo:
Prima della bellezza… / c'è sempre stato il dolore. / Prima delle luci… / il fuoco. / Prima dell'incontro… / lo scontro.
Anno del Signore 1063. / La terra trema sotto il passo degli eserciti. / Il cielo si oscura di polvere e presagi. / Le lame riflettono il sole… come lampi di tempesta. / È battaglia. / È la battaglia di Cerami. / Pochi contro molti. / Corpi contro corpi. / Fede contro fede. / Urla. / Cavalli che crollano. / Acciaio che lacera carne. / Terra che si mescola al sangue. / E in quel caos, / inermi e invisibili, / gli uomini diventano storia.
I Normanni avanzano. / Non sono eroi. / Non ancora. / Sono forza. / Sono fame. / Sono conquista. / Ogni passo è una ferita nella terra. / Ogni vittoria è una città che cade, / una lingua che tace, / un mondo che cambia per sempre. / La Sicilia resiste. / Combatte. / Soffre. / E Palermo osserva…/ inerme spettatrice del proprio destino.
La conquista non è poesia. / È perdita. / È paura. / È rovine. / Case svuotate. / Preghiere spezzate. / Popoli divisi. / Il dolore si insinua tra le strade, / entra nelle case, / resta negli occhi di chi sopravvive.
Ma è proprio lì… / nel punto più oscuro, / che qualcosa inizia a mutare. / Perché i Normanni, arrivati come tempesta, / non trovano deserto. / Trovano civiltà. / Una Sicilia viva, colta, luminosa. / Araba nelle sue geometrie, / bizantina nei suoi ori, / profonda nella sua memoria. / E qualcosa cambia. / Lo sguardo si ferma. / La mano si abbassa. / La conquista… ascolta.
Non più solo distruggere. / Ma comprendere. / Accogliere. / Trasformare.
E allora, lentamente, / la violenza si fa visione. / Le pietre non vengono abbattute… / ma innalzate. / Le differenze non vengono negate… / ma intrecciate.
Nasce un nuovo linguaggio. / Un'architettura che non appartiene a un solo popolo, / ma a molti. / Arabo. / Normanno. / Bizantino. / Tre anime, / un'unica forma.
E Palermo diventa ciò che prima non esisteva. / Non più campo di battaglia… / ma luogo d'incontro. / Non più conquista… / ma creazione.
Da quella ferita, / nasce una bellezza che attraversa i secoli. / Una bellezza che non dimentica il sangue… / ma lo trasforma in memoria.
Guardate queste mura. / Non raccontano solo chi ha vinto… / ma cosa è rimasto. / Mura che hanno visto nascere la nostra Rosa ribelle. / Un'eredità che respira ancora oggi, / tra luce e ombra, / tra passato e presente.
Perché Palermo è questo. / Una città che cade… / e si rialza diversa. / Una città che soffre… / e trasforma. / Sempre.
E questa storia, / nata dal fragore della battaglia… / non è ancora finita.
Seconda tappa, nel Sacrato della Cattedrale, S. Rosalia è la protagonista.
Seconda tappa, primo atto 50: la peste
Secondo atto “La fede”: l'attrice Giusy Buscemi ha recitato un un monologo sulla Santuzza
Il testo:
Quando tutto sembra perduto, / Palermo non cerca una vittoria. / Non cerca un re. / Non cerca un esercito. / Non cerca una forza più grande della paura. / Cerca un segno. / Un punto a cui guardare insieme. / Una voce capace di attraversare il silenzio. / Una presenza che non cancelli il dolore, / ma gli dia un senso. /
Perché la fede, / prima ancora di essere parola sacra, / è questo: / scegliere di non essere soli. / È una mano tesa nel buio. / È credere che un dolore condiviso / non sia più soltanto dolore. / È restare, / quando tutto invita a fuggire. / È affidarsi, / quando non c'è più niente da controllare.
La fede non è certezza. / La certezza appartiene ai forti, / ai superbi, / a chi pensa di sapere già. / La fede è più fragile. / Più umana. / È camminare senza vedere la strada. / È tenere accesa una luce quando il vento la spegne. / È dire:
io non so, / ma non smetto di sperare.
E in quel tempo di morte, / Palermo trova Rosalia. / Non nei palazzi. / Non tra i potenti. / Non nel rumore del mondo. / La trova dove tutto tace. / Sul monte. / Nella roccia. / Nella solitudine. / In un corpo nascosto, / in una storia dimenticata, / in una giovane donna che aveva scelto di sottrarsi agli uomini / e che, proprio per questo, / torna agli uomini come promessa.
Rosalia non arriva con la forza. / Arriva con il silenzio. / Non comanda. / Non giudica. / Non conquista. / Intercede.
Intorno a lei, / la città comincia a stringersi. / Prima uno sguardo. / Poi una voce. / Poi un passo. / Poi una strada. / Le reliquie attraversano Palermo / e Palermo torna ad attraversare sé stessa.
Non è solo una processione. / È una città che ricuce il proprio legame. / Chi era chiuso esce. / Chi era solo cammina accanto a un altro. / Chi aveva paura alza gli occhi. / Chi aveva perduto tutto / trova almeno un gesto da condividere.
La fede diventa cammino. / Il cammino diventa popolo. / Il popolo diventa città.
E allora la peste arretra. / Non perché il dolore venga dimenticato. / Non perché i morti ritornino. / Non perché la ferita scompaia. / Ma perché Palermo, davanti alla morte, / ha scelto di non spezzarsi. / Ha scelto di credere ancora. / Di camminare ancora. / Di chiamarsi ancora comunità.
Rosalia, la solitaria, / diventa il centro della folla. / Rosalia, la nascosta, / diventa volto pubblico. / Rosalia, la silenziosa, / diventa voce di tutti.
E la città capisce / che una fede non è vera perché elimina la paura. / È vera quando permette agli uomini / di attraversarla insieme.
E allora, / proprio nel cuore della morte, / accade qualcosa che nessuna peste può fermare. / Una voce. / Una sola. / Poi un'altra. / Poi mille. / E quella voce dice una parola semplicissima. / Viva.
Viva grida Palermo / in faccia alla paura, alla solitudine, all'egoismo, / Viva / contro la realtà spietata, il cinismo, la disillusione / Viva, per pura fede, per vera speranza, per nuda verità / Viva, viva, viva. / Da quattrocento anni. / E per altri quattrocento ancora. / Viva Palermo. / Viva Santa Rosalia.
La foto galleria, le foto sono state scattate tra i giorni 13 (prove) ed il 14 luglio:
Terzo atto “il Festino: una città che si riconosce”.
Un atto dedicato ai palermitani, con Ester Pantano che ha eseguito, accompagnata da musici e ballerini, un canto ed una danza di giubilo.
La foto galleria, le foto sono state scattate tra i giorni 13 (prove) ed il 14 luglio:
Il video della danza gioiosa del terzo atto della seconda tappa in Cattedrale
Terza tappa: “Com'è Palermo oggi”.
Il testo dell'intervento dell'Arcivescovo
Santa Rosalia, amata nostra Santuzza e nostra celeste Patrona, stasera tu ci vuoi parlare attraverso il messaggio di alcuni giovani della tua e nostra Città, figli e figlie di questo nostro tempo ma ugualmente belli e coraggiosi come te, ispirati come te. Sono stati donati dalla vita a questa terra “bella e tormentosa”. Compartecipi pure loro di questi giorni marcati da incertezza e paura, ma anche da inequivocabili segni di speranza.
Le loro parole – come le tue – arrivano al cuore della Città, di noi tutti che la viviamo, nelle case, nei quartieri, nelle strade, nelle piazze segnati da nuove e vecchie ferite, sofferenze e contraddizioni, ansie e paure, privazioni e incertezze, violenza e morte. Parole che risuonano nel nostro oggi che grida l’urgenza di aria pulita, di resistenza, di liberazione, di riscatto, di futuro. Per tutti: adulti e bambini, anziani, adolescenti e giovani. Per quanti la abitano e la affrescano con i diversi colori della pelle, la arricchiscono con le differenti lingue e culture, fedi e spiritualità.
Sono le parole delle allieve e degli allievi dell’Accademia delle Belle Arti della nostra Città – dei nostri giovani figli! – che hanno accettato di raffigurare Santa Rosalia prevalentemente con la tecnica dell’Acquaforte e dell’Acquatinta. Le loro opere sono esposte in Cattedrale nella Cappella di S. Rosalia. Ciascuna porta una didascalia con la spiegazione di ciò che rappresenta.
Ne leggo alcune. Ascoltiamo con attenzione. Arrivino queste parole nel profondo delle nostre coscienze. Nate dalla carne dei nostri giovani, si imprimano nella nostra carne. Rosalia, ne siamo certi, è certamente fiera di questi giovani suoi promettenti concittadini. Oggi, attraverso le loro parole e opere su S. Rosalia, vogliono raggiungere particolarmente tanti altri loro coetanei. Io presterò loro semplicemente la mia voce.
ELENA: «In questa incisione […] ho voluto una Santa Rosalia come una ragazza di oggi, con la tristezza che diventa la rabbia di chi non ci sta con il nuovo sistema. La sua non è mancanza di rispetto, ma una “rabbia sacra” contro le nuove pesti che soffocano Palermo: la mafia, la violenza e la cultura delle armi. Il suo aspetto duro è un’armatura per difendere la città che ha alle spalle, stanca e ferita. Rosalia oggi non prega in silenzio, ma urla la sua ribellione contro il male reale che distrugge il nostro futuro» (E. M.V. Cavoli)
SERENA MARIA: «In questa reinterpretazione grafica […], ho voluto compiere una radicale operazione di sottrazione iconografica, spogliando Santa Rosalia dei suoi attributi tradizionali come il teschio, il giglio e gli abiti agiografici per restituirle la dimensione intima e universale di una giovane donna comune. Con le mani giunte e un’unica rosa tra i capelli, la figura si distacca dalla monumentalità storica per farsi interprete delle “nuove pesti” che affliggono la Palermo contemporanea. Privata di sfarzo e retorica, la Santa diventa simbolo di una resistenza etica e spirituale; l’incisione suggerisce così che la preghiera, vissuta nella sua forma più pura e disarmata, sia l’unico autentico baluardo di protezione e riscatto contro il degrado sociale odierno» (S. M. D’Alessandro).
SOFIA: «Ho deciso di rappresentare Santa Rosalia nella sua essenza più autentica. La figura si allontana dall’idea di divinità per avvicinarsi alle fragilità che appartengono all’esperienza umana. La nudità del corpo diventa simbolo di spoliazione. La superficie della figura è attraversata da segni ad acquaforte che richiamano forme organiche e microrganismi marini, un riferimento al legame profondo tra Rosalia e Palermo, città che da sempre vive in dialogo con il mare. Rosalia assume una posizione penitente e tra le mani tiene un teschio, elemento che diventa strumento di confronto diretto con la caducità dell’esistenza. […] Rosalia sembra interrogare l’umanità contemporanea, riconoscendo come il male che oggi affligge il mondo non provenga da forze esterne, ma dalle azioni dell’uomo. La guerra, manifestazione estrema dell’odio e della distruzione, diventa così il volto attuale di quel male contro cui la santa è chiamata a confrontarsi. Sul fondo emergono tre croci, quelle di Cristo e dei due ladroni. La loro presenza rafforza il tema dell’umanità e del peccato, ricordando come la sofferenza, l’errore e la redenzione appartengano a ogni individuo. Rosalia non è più presentata come figura irraggiungibile, ma come una donna ribelle e libera, capace di abbandonare privilegi, affetti e convenzioni per scegliere la solitudine dell’eremitaggio. Da questa lettura nasce il titolo “Interno con Rosalia”: un interno non tanto fisico quanto spirituale, luogo di introspezione, pellegrinaggio e autoanalisi […]. In questa dimensione convivono tensioni opposte: l’amore assoluto per Dio, il desiderio di libertà, il rifiuto delle imposizioni e la ricerca di una pace interiore raggiunta attraverso la fede» (S. Rabante).
ERIKA: «L’incisione da me realizzata raffigura Santa Rosalia, patrona di Palermo, rappresentata all’interno della grotta che tradizionalmente caratterizza la sua iconografia. La santa è mostrata mentre accoglie e assorbe su di sé i mali che affliggono la società contemporanea, assumendo il ruolo di figura salvifica e protettrice dell’umanità. L’opera […] si ispira infatti alle rappresentazioni tradizionali di Santa Rosalia, riprendendo gli elementi iconografici classici […]. Accanto a questi simboli storici, ho introdotto elementi che rimandano alle problematiche del mondo odierno, come la droga e l’alcol, rappresentati attraverso oggetti contemporanei inseriti nella scena. Questi dettagli creano un dialogo tra passato e presente, trasformando la figura della santa in un simbolo ancora attuale, capace di confrontarsi con le nuove forme di sofferenza e degrado sociale» (E. Argento).
CLAUDIA: «Nel mio lavoro la tecnica minuziosa dell’acquaforte e la morbidezza dell’acquatinta si fondono per dare corpo a un miracolo sospeso tra terra e cielo. Al centro della composizione si erge la figura di Santa Rosalia, colta in un momento di dolcissima intercessione. Ai suoi piedi, un groviglio silenzioso e terreno di pecore evoca il dramma della fine e della malattia. Tuttavia, lo sguardo della Santa non si volge al passato o al lutto, ma punta verso l’alto, guidando una metamorfosi spirituale. I candidi agnelli si staccano da quella terra oppressa, fluttuando leggeri in un’ascensione che sa di rinascita e speranza» (C. Vattiata).
Ascolta la tua Patrona Palermo. Ascoltala. Rinasci ancora, perché l’hai ascoltata!
Il testo recitato dagli attori
Abbiamo visto arrivare i Normanni. / Credevano di conquistare Palermo. È stata Palermo a conquistare loro. / Abbiamo visto Rosalia. Una ragazza che ha scelto il silenzio, ed è diventata la voce di tutti.
E poi siamo arrivati ai Quattro Canti. / Nel punto in cui Palermo si guarda da quattro lati e non riesce mai a mettersi d'accordo con sé stessa.
Qui non c'è una sola Palermo. Ce ne sono tante quanti sono i palermitani. / Qualcuno ci chiama terroni ma si dimentica che il mondo è tondo e si è sempre il terrone di qualcun altro. / Quelli che dicono: / "Ma quello è Tuiccu." / "Quello è Cinìsi." / "Quello è peri 'ncritato." / Come se Palermo fosse sangue puro. / Come se ciascuno di voi non avesse un padre di Bisacquino, / un nonno di Grotte, un bisnonno di Prizzi.
Perché Palermo non è una razza. / Non è un cognome. / Non è una carta d'identità. / Non è neanche un accento. / È quella cosa per cui puoi vivere a Milano da trent'anni e ancora "scendi il cane".
È quella cosa per cui a migliaia di chilometri da casa senti un "minchia" sfuggito dentro una lingua straniera, ti giri, e per un secondo non sei più solo. / Palermo è riconoscersi. / Pure quando non ci sopportiamo. / E noi non ci sopportiamo spesso. / Ci divide tutto.
Il quartiere. / La scuola dei figli. / Il modo di posteggiare. / La politica. / Il sindaco da applaudire o da fischiare. / Il Festino sì, il Festino no. / "Prima riparate le buche." / "Prima raccogliete l'immondizia." / "Prima date lavoro."
Come se una città potesse permettersi una cosa sola. / Come se dovessimo scegliere: / o i Normanni o il Barocco, / o l'Europa o l'Africa, / o l'opera al Teatro Massimo o il neomelodico, / o essere civili o essere felici.
E invece no. / Noi siamo condannati a essere tutto. / Il professore universitario con una passione segreta per Gianni Celeste. / La signora di via Villafranca che mostra indice e mignolo all'automobilista distratto. / Il padre della Guadagna che si sveglia alle tre per andare a fare il pane. / Il ragazzo dello Zen che non chiede pietà, ma rispetto. / L'amico dell'amico che ti fa entrare prima in assessorato.
Siamo quelli del "si è sempre fatto così", / che spesso vuol dire: si è fatto male! / Siamo quelli che cercano sempre un amico. / Un amico in ospedale, al Comune, ai cancelli. / Amici e guardati.
Siamo quelli che si lamentano di Palermo tutto l'anno. / "Palermo è invivibile." / "Palermo è sporca." / "Palermo non funziona." / "Palermo non cambia mai." / Poi arriva un giornale, un politico, un autore, uno da fuori, e parla male di Palermo. / E lì no. / Lì ci offende. / Perché Palermo la possiamo insultare solo noi.
Perché allora lì partono le classifiche. / Il centro storico più grande d'Europa. / Il Parlamento più antico del mondo. / Il teatro più grande dell'universo. / Il pane con la milza più buono della galassia. / Ridicoli? / Forse. / Ma dentro quell'esagerazione c'è una ferita. / C'è il bisogno disperato di dire: guardateci.
Non siamo solo quello che dite. / Non siamo solo traffico, mafia, rassegnazione, immondizia, abusivismo, furbizia. / Siamo anche luce. / Siamo anche canto. / Siamo anche intelligenza. / Siamo anche mani che costruiscono, donne che resistono, padri che si spezzano la schiena, figli che partono, figli che tornano, figli che non possono tornare.
Perché qualcuno sceglie di partire, e finisce per amare Palermo più di quanto Palermo meriti. / Qualcuno sceglie di restare, e la odia oltre ogni ragionevolezza.
E per chi arriva invece c'è sempre quella frase antica: / SUOS DEVORAT, ALIENOS NUTRIT. / Nutre gli stranieri, divora i suoi. / Sì, Palermo nutre chi arriva. / Lo inghiotte, lo traveste, lo confonde, lo fa suo. / Ma divora anche i suoi.
Li divora col lavoro che manca. / Col lavoro che uccide. / Con una piattaforma che cede. / Con una prepotenza subita in silenzio. / Con una lista d'attesa per una TAC. / Con uno sfratto. / Con un figlio costretto a partire. / Con una casa che non puoi più permetterti. / Con la paura di non farcela. / Con la vergogna di chiedere aiuto.
Palermo nutre e divora. / Come il mare. / Come una madre stanca. / Come una festa che ti abbraccia e ti schiaccia insieme.
E allora forse essere palermitani non è avere qualcosa in comune. / Forse è avere le stesse contraddizioni nello stomaco. / Una coscienza profonda della morte, per esempio. / Qui la morte non si nasconde. / Sta nelle foto sui banconi dei panifici. / Nei santini accanto alla cassa. / Negli obelischi sulle autostrade. / Nei nomi scolpiti nel marmo. / Nei corpi imbalsamati che ancora ci guardano e sembrano dire: ricordati che devi vivere.
È il nostro modo di dare senso alla vita. / Noi siamo quelli col kalashnikov. / Ma siamo anche quelli davanti al kalashnikov. / Siamo quelli delle bombe. / Ma siamo anche quelli con i lenzuoli ai balconi. / Siamo quelli che hanno avuto paura. / E quelli che sono scesi in strada. / Siamo quelli che hanno taciuto troppo. / E quelli che hanno gridato quando gridare costava la vita.
Siamo Palermo. / Non innocente. / Non pura. / Non assolta. / Ma viva.
Viva come una maleparola detta con amore. / Viva come una processione che avanza lenta tra il sudore. / Viva come un bambino sulle spalle del padre. / Viva come una donna che canta dal balcone. / Viva come un motorino in Favorita. / Viva come il sole che spunta dietro Monte Pellegrino. / Viva come la luce del mattino sul Palazzo delle Poste. / Viva come un pianoforte all'alba sul molo di Mondello. / Viva come il primo giorno di maggio marinando la scuola. / Viva come una folla che non sa stare zitta, ma ogni tanto, miracolosamente, respira insieme.
E allora sì. / Forse essere palermitani vuol dire, / non somigliarsi, / non capirsi, / non perdonarsi quasi mai,
eppure sentire che quando qualcuno chiama Palermo, in fondo al petto risponde qualcosa. / Un dolore. / Una risata. / Una vergogna. / Un orgoglio. / Una voce.
Perché Palermo è una città che ti mette alla prova. / Ti seduce e ti umilia. / Ti consola e ti ferisce. / Ti fa dire "me ne vado" mille volte. / E poi, quando sei lontano, basta un odore di mare, una parola storta, una voce roca, un "chi fa, un scinni?", e sei di nuovo qui.
Chi parte e chi resta. / Chi fischia e chi applaude. / Chi crede e chi non crede. / Chi prega Rosalia e chi prega solo di arrivare a fine mese. / Tutti qui. / Perché dal dramma nasce il rito. / E dal rito, qualche volta, nasce la comunità, come quella di questa sera.
Non una comunità perfetta. / Non una comunità educata. / Non una comunità pacificata. / La nostra.
Storta. / Rumorosa. / Contraddittoria. / Commovente. / Palermo.
E stasera, per una volta, non dobbiamo essere migliori di quello che siamo. / Dobbiamo solo riconoscerci.
Guardarci in faccia. / E dire: / sì, siamo noi. / Con tutto il male che ci siamo fatti. / Con tutto il bene che ancora possiamo fare. / Siamo noi.
E non abbiamo finito. / Non abbiamo finito di cadere. / Non abbiamo finito di rialzarci. / Non abbiamo finito di litigare. / Non abbiamo finito di amarci. / Non abbiamo finito di volere, ostinatamente, una città più giusta. / Più nostra. / Più viva.
Viva Palermo e Santa Rosalia.
La foto galleria
La quarta/quinta tappa
gli altri eventi per il 402° Festino di Santa Rosalia promossi dal Comune di Palermo
Dal "Balcoscenico" del Monastero di Santa Caterina: "Musica al Cassaro"
- 2 luglio-ore 21:00 - PUNAMANU in concerto con la partecipazione straordinaria di Laura Mollica
- 8 luglio - ore 21:00 - Tetra Kordes con la partecipazione straordinaria di Laura Mollica
A Santuzza cuntata e cantata
- 9 luglio 2026, ore 21:00 — Monte di Pietà, Palermo - Con Mario Incudine e Paride Benessai.
Vui cu siti ?
- 10 luglio 2026 — Piazza Bologni (percorso Arabo-Normanno) - Performance teatrale-musicale in 8 quadri che, attraverso gli occhi di un saponaro, ripercorre la vita della Santuzza dalla corte normanna al cielo.
Foto galleria da pagina Facebook di Gisella Cali

Il fiore normanno - Visioni, cunti e triunfi per S. Rosalia e la città che risorge
- dal 10 Luglio 2026 al 11 Luglio 2026 - Un racconto delle vicende di Santa Rosalia oltre la dimensione storica, elevata a simbolo dell'identità spirituale e popolare siciliana, tra cammino cantato e triunfi in musica. Con Sara Cappello (voce e direzione artistica), Toni Greco (chitarra), Giuseppe Cusumano (violino), Valentina Cucina (attrice), Sara D'Oca (danzatrice). "La Rosa Invicta", Teatro Cantunera (Piazza Monte S. Rosalia 12, Palermo)
Foto galleria da pagina Facebook di Sara Cappello

Festinello 2026
- dal 11 Luglio 2026 al 16 Luglio 2026 - Installazione artistica luminosa monumentale.

Sogno, Realtà, Rinascita — Angela Carrubba Pintaldi
- dal 11 Luglio 2026 al 07 Agosto 2026 - La Città di Palermo presenta Sogno, Realtà, Rinascita, una mostra site specific di Angela Carrubba Pintaldi . Presso la Biblioteca Comunale, Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano
Le quattro Compatrone di Palermo e il Trionfo di Santa Rosalia
- 11 Luglio 2026 - Rappresentazione della vita e del martirio delle sante Agata, Cristina, Ninfa e Oliva e del trionfo di Santa Rosalia sulla peste del 1624. a cura di Associazione culturale "Giardini d'Arte" ETS di Giovanni Isgrò e Maria Russo con Giovanni Isgrò, Maria Russo.
Rosa velata – Barocco Oro Mistero
- 12 Luglio 2026 - Esperienza immersiva che fonde la magnificenza del concerto barocco con testi inediti e le arie più toccanti del Settecento musicale.
Foto galleria da pagina Facebook di Rosa Di Stefano

Rosaliae Imago
- dal 13 Luglio 2026 al 14 Luglio 2026 - Projection mapping architettonico immersivo che mette in dialogo arte contemporanea, memoria storica e patrimonio monumentale di Palermo di Dario Denso Andriolo. Presso il Loggiato di San Bartolomeo
Foto galleria da pagina Facebook di Rosa Di Dario Denso Andriolo

Tutti gli eventi aperti al pubblico, promossi dal Comune di Palermo durante il periodo del Festino di Santa Rosalia >>














































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































